Sicurezza
La scultura è macchiata, ripulisce l’artista. Yasuda all’opera: acqua, stracci e utensili
Pietrasanta, l’artista ripreso mentre interviene al posto del Comune che minimizza: «Opera sporca di gelato». Ma era olio
PIETRASANTA. Con gli attrezzi del mestiere fra le mani, silente e ricurvo sulla propria opera, Kan Yasuda, uno dei grandi maestri della scultura contemporanea, ripulisce la propria opera sporcata da una mano ignota. «Maestro, ma è lei?» chiedono i pietrasantini che, nel tempo, hanno imparato a conoscere e a apprezzare lo scultore giapponese, gentile e riservato.
Yasuda lavora concentrato, in abiti da lavoro. Non si cura del traffico. Accarezza il marmo bianco, con delicatezza. E sfrega. Quel gesto non è passato inosservato, sabato scorso nella piazza della stazione dove appunto si trova "La Chiave del Sogno" l’opera che l’artista donò nel 2004 a Pietrasanta: c’è chi ha scattato delle fotografie, chi ha girato un video e chi ancora ha trasformato un momendo di ordinario lavoro (per lo scultore) in una polemica. E in una montagna di domande.
A Yasuda tutto questo frastuono piace meno di niente: quando, appena tornato in Versilia dal Giappone dopo una lunga assenza, ha visto la scultura "Il Buco" - così lo chiamano i versiliesi - imbrattato in malo modo ha preso un po’ di carta vetrata, una bottiglietta d’acqua, uno straccio e qualche utensile e si è messo a pulire. Nulla di irrimediabile, ha pensato. A patto di intervenire subito. Ed è lì, a capo chino sui dettagli della scultura e sempre sorridente, che lo abbiamo incontrato. «C’era un po’ di olio sparso sul marmo e ho deciso di ripulire, tutto qui» è la sua risposta alla nostra domanda sul suo intervento.
La versione che arriva dall’entourage dell’artista e dal comune di Pietrasanta, probabilmente infastidito dal clamore innescato dall’episodio, sembra tesa ad attenuare la portata del gesto. Che nelle intenzioni dello scultore non aveva nulla di malizioso: solo un’azione semplice, "puro". La cura della propria opera. Che magari sarebbe spettata all’amministrazione comunale, visto il valore artistico (oltre che di mercato).
La spiegazione che viene fornuta dall’amministrazione comunale, poco attenta al proprio patrimonio (anzi al patrimonio della collettività) non pare corrispondere al vero: «La scultura di Kan Yasuda era già stata accuratamente pulita in seguito all’intervento di riqualificazione della vicina piazza Carducci. In merito al "caso"dell’artista che pulisce la sua scultura - precisa il Comune - è bene chiarire che si trattava di gelato probabilmente caduto a qualche avventore visto che la piazza della stazione, e l’area della scultura, è finalmente diventata un punto di ritrovo dopo la riqualificazione della piazza Carducci. L’artista si trovava alla stazione in attesa di un amico. Ha notato sulla sua scultura qualche macchia di gelato, e non olio o altre misture e ha provveduto a rimuoverla. Versione confermata dal laboratorio Angeli».
Insomma, il Comune smentisce la spiegazione pacata data dallo stesso Yasuda (senza alcuna polemica) sabato scorso. Parole del resto confermate da alcuni cittadini presenti alla "ripulitura". «Conosco bene Yasuda: sono rimasto impressionato dall’umiltà del suo gesto. La scultura era stata sporcata da morchia, un deposito oleoso. C’erano due manate distinte - racconta un cittadino - in due punti dell’opera. Yasuda si è fermato circa 20 minuti per rimuovere questo materiale e pulire. Sono rimasto colpito dal fatto che l’artista si prendesse così amorevolmente cura della propria opera. Un gesto molto bello». Anche ieri abbiamo provato a contattare Kan Yasuda tramite il suo laboratorio di riferimento, quello di Giorgio Angeli, dove lo scultore si reca per la lavorazione e la e la rifinitura delle opere: « Il maestro - replica Angeli - non vuole parlare di questa vicenda: non ha fatto quel gesto per clamore, protesta o altro. Ha semplicemente visto che la sua scultura era sporca e ha deciso di ripulirla. La "Chiave del Sogno" l’abbiamo realizzata nel nostro laboratorio tanti anni fa e credo che sia una splendida testimonianza della bellezza artistica di Pietrasanta e delle straordinarie capacità di Yasuda». Che per mesi è rimasto lontano da Pietrasanta. «Sono rimasto bloccato in Giappone a causa delle restrizioni imposte dal Covid: non potevo tornare in Italia - dice lo scultore - e quindi a Pietrasanta. Appena è stato possibile, ho preso l’aereo e adesso eccomi finalmente qui».
Per Yasuda la Versilia, e Pietrasanta, sono la seconda patria: in zona ha casa, in zona ha trascorso gran parte del suo quotidiano e ha rapporti con tutti i più grandi laboratori e ancora con le fonderie pietrasantine. «Le sue opere sembrano chiedere al riguardante contemplazione e silenzio» scrisse, anni fa, l’ex ministro Antonio Paolucci. Ed è proprio nel silenzio che Yasuda ha ridonato luce alla propria opera.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
