Il dolore
Arte o sessismo? Il nudo divide
La “spigolatrice di Sapri” definita «schiaffo alle donne». La gallerista: «Difendere la libertà»
Fino a pochi giorni fa, è stata, nell’immaginario collettivo, il simbolo dell’eroina risorgimentale. La donna del popolo che partecipa al (fallito) tentativo di rivolta contro il Regno delle Due Sicilie, finanziato in parte dal banchiere livornese, patriota e mazziniano, Adriano Lemmi. Da sabato la Spigolatrice di Sapri, scippata a Carlo Pisacane e alla poesia di Mercantini – “Eran trecento, erano giovani e forti, e sono morti!” – è simbolo di «sessismo», «uno schiaffo alle donne», un esempio di «cultura maschilista». La metamorfosi repentina è responsabilità dello scultore Emanuele Stifano, autore della nuova scultura che Sapri dedica alla propria contadina risorgimentale. Niente abito tradizionale: solo una veste trasparente che lascia intravedere – in realtà mostra in modo esplicito – il bellissimo sedere. Insomma, dopo la Venere callipigia (dalle belle natiche), ora c’è pure la spigolatrice dalle erotiche rotondità, svelata alla presenza dell’ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, invitato alla cerimonia dal senatore a Cinque Stelle Francesco Castiello, finanziatore (in parte) dell’opera.
La scultura, però, viene subito etichettata da parlamentari ed ex come un’iconografia patriarcale. Tanto che, dalle pagine di Huffington Post, la ex senatrice Manuela Repetti (Gruppo misto) chiede che venga rimossa. In un batter d’occhio si accodano la ex presidente della Camera Laura Boldrini, la senatrice Monica Cirinnà. E perfino l’attore Alessandro Gassman provoca il sindaco di Sapri: «Fatene una identica per Garibaldi». Una scultura dell’eroe dei due mondi a natiche al vento.
Ma lo scultore non ci pensa neppure un attimo a rinnegare la propria opera: «La Spigolatrice rimane per me un lavoro importante che ho voluto così: bella, fiera e accarezzata dal vento che ne muove la veste. Il corpo nudo è protagonista della mia ricerca artistica da sempre e così sarà anche in futuro: non è erotismo, non è sessismo, non è volgarità. È la bellezza dell’uomo e della donna». Si trova a difendere la libertà dell’arte, la gallerista e storica dell’arte Barbara Paci, che negli anni ha lavorato con i più grandi artisti internazionali, da Botero a Javier Marin. «In nome dell’arte – esordisce – dobbiamo ammettere che tutto è lecito. Pensiamo, per un momento, che il ministro della Cultura, Franceschini, ha abolito la censura: in questa ottica, un film come “Ultimo tango a Parigi” non possiamo non pensarlo come un capolavoro. Come addetta ai lavori, dunque, devo credere fortemente in questa massima libertà di espressione come valore supremo per l’arte e non solo. Altrimenti dovrei adottare un atteggiamento censorio che non è conciliabile con l’arte». Al riguardo, Barbara Paci avanza due esempi: «Caravaggio ha dato alla Madonna il volto di una prostituta; inoltre, per l’abolizione della censura oggi nei musei non possiamo più vietare ai minori l’accesso nelle sale dove sono esposte opere d’arte di contenuti provocatori: dobbiamo scrivere all’esterno, che sono esposte opere che potrebbero risultare “disturbanti” per chi non è maggiorenne. Difendo questa posizione perché se ci mettiamo a censurare quello che si ritiene troppo audace, offensivo, erotico, arriviamo agli attentati al giornale satirico Charlie Hebdo per le vignette su Maometto. O a censurare le minigonne, perché considerate l’invito alla violenza sessuale».
Questo, però – precisa Barbara Paci – non significa che tutto sia bello: «L’arte si può non condividere, ma deve essere difesa nella sua libertà di espressione. Se poi entriamo nel merito della Spigolatrice di Sapri, l’opera non mi piace: si deve smettere di puntare sull’erotismo eccessivo, sfacciato. Lo abbiamo già visto a fine anni Sessanta, inizio anni ’70. Pensiamo alle opere d’arte di Marina Abramovic quando lei e suo marito si mettevano nudi agli stipiti delle porte e i visitatori dovevano sfregarsi contro il sesso di entrambi per entrare in una mostra. Oppure pensiamo alle sculture di Jeff Koons che riproduceva se stesso nell’atto di fare sesso con la moglie, Ilona Staller, trasformando l’accoppiamento in un’opera pop seriale. Ecco, andiamo oltre. È arrivato il momento».
Ilaria Bonuccelli
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