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Gli organizzatori dei concerti allo stremo «Con il Covid perdite anche del 100%»

Luca Trambusti
Gli organizzatori dei concerti allo stremo «Con il Covid perdite anche del 100%»

Il mondo dello spettacolo riunito a Milano per lanciare un appello al governo: una data certa per la ripresa

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Luca Trambusti

MIlano. Il settore dello spettacolo e della cultura è tra quelli che, a causa della pandemia, hanno subito un danno enorme. In particolar modo nell’universo produttivo e lavorativo dello spettacolo la musica live è, nelle grandi produzioni, spenta da marzo 2020. I grandi concerti si sono fermati, mentre qualcosa è stato fatto in contesti estivi, senza grossi impegni organizzativi (quindi artisti italiani), produzioni ridotte e spese, ma anche cachet, limitati permettendo un minimo ritorno economico.

A fronte di questo ci sono aziende che hanno perso tra il 90% e il 100% del fatturato tra gennaio e settembre 2021. Adesso però i grandi organizzatori, supportati dagli artisti, dicono basta.

Se sinora tutti gli organizzatori dell’intrattenimento live erano competitor (anche accaniti tra loro e comunque non certo in perfetta armonia) per l’occasione si sono compattati e si muovono con una linea comune e richieste molto chiare. Domandano alle istituzioni due cose: una data certa di ripresa delle loro attività e riportare la capienza al 100%, senza distanziamento, con accesso ai live esclusivamente ai possessori di Green pass, mascherina e misurazione della temperatura. «Queste sono le sole condizioni per riprendere a lavorare» dicono compatti i promoter. Fanno chiaramente questa richiesta con un appello rivolto al presidente del Consiglio Mauro Draghi e ai ministri della Cultura, Sanità, Sviluppo Economico e Lavoro, sottoscritto dagli operatori, dagli artisti (anche stranieri) e da Assomusica, l’associazione di categoria degli organizzatori di eventi musicali.

«Siamo stati sinora molto ligi, seguendo tutte le regole di volta in volta poste e non abbiamo mai protestato. Ma adesso basta - dicono con determinazione - dobbiamo ricominciare a lavorare. Per farlo ci sono solo le nostre proposte e attendiamo risposte entro il 31 ottobre. Il nostro lavoro richiede tempi lunghi di programmazione e progettazione. Già i concerti di ottobre e novembre sono a rischio; se non abbiamo certezze di ripartenza a condizioni certe saltano anche quelli da dicembre in avanti. Ma in questo caso non si annullano solo show, ma si rischia anche la chiusura di aziende».

È un appello alla politica affinché prenda decisioni in merito con coraggio, dicono gli operatori. «Le nostre attività - affermano - producono reddito, con piccoli margini di guadagno, 2/4%, ma generano parecchio indotto con ricaduta sul territorio. Il pubblico dei concerti si muove molto, il che significa viaggi, alberghi, ristoranti su tutto il territorio nazionale».

All’appello lanciato dai promoter e artisti si aggiunge anche l’associazione delle Pmi (Piccole medie imprese) di cui gli operatori fanno parte. «Stiamo anche perdendo la fiducia degli spettatori - fanno notare - che hanno comprato un biglietto e ora non si trovano in mano niente se non una speranza. Anche l’acquisto di nuovi concerti (i cui biglietti vengono ormai messi in vendita 8 o addirittura 12 mesi prima) è molto ridotto e frenato dall’incertezza».

In merito alla fattibilità della loro proposta (ricordiamo Green pass, senza distanze, capienze al 100% con mascherine e misurazione della temperatura per i luoghi chiusi) i promoter invitano a guardare all’estero, per evitare una fase di sperimentazione in Italia.

«Tanti paesi europei e non hanno seguito da tempo questa linea, addirittura da giugno». Vengono portati ad esempio i Maneskin che questa estate si sono esibiti in festival nel nord Europa, dove vigevano le condizioni richieste in questo manifesto.

« Non si sono verificati picchi o incrementi anomali di contagio, tutto è andato bene». Dunque del problema se ne deve fare carico la politica che oltretutto non ha dato un felice esempio, con comizi ben al di fuori delle attuali norme anti contagio.

«S’inizia a porre il problema - dicono gli organizzatori - e a parlare di aumento di capienze, ma sinora non abbiamo sentito nominare club e palasport tra i possibili luoghi di cultura. Inoltre - proseguono - si parla di capienze all’80%. Per noi è una proposta irricevibile, difficilissima da attuare. Ci sono date - spiegano - che sono sold out. Come facciamo a decidere chi viene e chi no? Come facciamo a tenere distanziata la gente nei parterre?». Insomma l’unica soluzione è quella richiesta da promoter e artisti. Il microfono ora alla politica.

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