Il Tirreno

AL CENTRO IL FUNARO DI PISTOIA 

In scena l’altro teatro Un racconto intimo per singoli spettatori

Gabriele Rizza
In scena l’altro teatro Un racconto intimo per singoli spettatori

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PISTOIA. Un teatro diverso. Poco spettacolare e molto intimo. Intensamente vissuto da chi lo fa e da chi vi assiste. Coinvolgente perché destinato a un singolo spettatore, accolto da Gabriella Salvaterra, storica componente del Teatro de los Sentidos di Enrique Varga, specialista in questo tipo di operazioni sensitive che l’hanno reso celebre nel mondo. Gabrielle è l’ideatrice di “Succede”, installazione narrante in scena fino a domenica al Centro il Funaro di Pistoia.

Il racconto di Gabriella è attraversato da imprevisti, è scandito da illuminazioni, solcato da inedite epifanie, pulsante di armoniosa delicatezza, fra suoni e atmosfere oniriche. Anche se il tema è spinoso. Nel suo dialogo con l’altro, Gabriella indaga la forma di violenza sottile che molte donne vivono, nell’ambito di un contesto sociale ancora regolato da una forte tendenza al patriarcato, da una condizione familiare dominata dalla figura paterna. «Ma non c’è alcun intento di denuncia nel mio lavoro - spiega - l’idea è piuttosto quella di affrontare la violenza come componente intrinseca di alcune relazioni e desideri, come impulso talvolta così impercettibile da risultare quasi naturale. Per fare questo ho rimaneggiato il materiale biografico dei componenti della compagnia, così da circoscrivere atteggiamenti ostili vissuti in prima persona e magari fino a quel momento non riconosciute come tali». Ma quale sarà ruolo del pubblico?

«Gli spettatori saranno invitati a vivere il percorso uno alla volta perché in solitudine è più facile cogliere alcune sfumature emotive: trovandosi al centro dell’esperienza, senza contatti con altri diventa più facile avere il coraggio di scovare violenze subite o inflitte».

Dove finisce l’amore e inizia il ricatto? «Ho cercato di interrogarmi sui tradimenti che in nome dell’amore facciamo a noi stesse e che si nascondono nelle storie di molte donne: il lavoro non è una dichiarazione sul tema ma un invito a una riflessione intima, onesta, a condividere domande».



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