Gioco
Viareggio si divide: poca festa per questo strano Carnevale. Le impressioni dopo il primo giorno
Solo 5mila posti sulle tribune e diversi biglietti invenduti, carri belli ma la satira è assente
VIAREGGIO. Era difficile già in partenza pensare che l’imperativo dei Maneskin (“Zitti e buoni”) potesse andare d’accordo con lo spirito del Carnevale di Viareggio, regole o non regole. E infatti alla fine è andata proprio così. Le 5mila persone (ma i biglietti venduti sono stati di meno) che avrebbero dovuto rimanere sedute sulle tribune o sulle seggioline della Passeggiata si sono in realtà alzate, senza troppi problemi né controlli. In ogni caso, le tre ore di corso (precedute dalla consegna del Burlamacco d’Oro a Marcello Lippi) sono andate via tranquille, senza clamorosi assembramenti.
È stato un Carnevale senz’altro diverso e, per certi versi, straniante. Privo della marea delle maschere che fino al febbraio 2020 si infilava tra un carro e l’altro e di gran parte di lanci di coriandoli (eccezion fatta per quelli che arrivavano dai carri). Anche Viareggio non è arrivata compatta come accadeva di solito a questo appuntamento con il Carnevale di settembre. Una fetta di città avrebbe preferito un rinvio tout court a febbraio 2022: una mossa che, tuttavia, avrebbe messo in difficoltà la Fondazione Carnevale nel ricevere i finanziamenti – in primis dalla Regione – necessari per mandare avanti la manifestazione.
Carnevale doveva essere e Carnevale è stato, dunque. E tanti viareggini, al di là di dubbi e restrizioni, non hanno voluto mancare alla “loro” festa. Magari anche arrivando da una giornata al mare: non è stato difficile incontrare persone in costume o in pareo che ammiravano le costruzioni dei maestri della cartapesta. Anche per questi ultimi lo sconvolgimento portato dalla pandemia ha rappresentato un’incognita non certo trascurabile. Prima di tutto per i tempi: i bozzetti dei carri erano pronti già a luglio 2020, in previsione delle sfilate nel calendario canonico di febbraio 2021.
Poi la recrudescenza del pandemia ha portato a uno slittamento di oltre sette mesi e nel frattempo qualcosa, nel mondo intorno a noi, è cambiato. Ad esempio, c’è un nuovo capo del Governo, Mario Draghi, che non appare da nessuna parte. Anzi, in un carro di seconda categoria (“Europafest”, di Marzia Etna), la cancelliera (uscente) Angela Merkel si beve un boccale di birra dal quale spunta la testa di Giuseppe Conte, allora presidente del Consiglio e oggi “solo” capo dei 5 Stelle.
Non che, quest’anno, si possa dire che la satira politica in senso stretto abbia fatto la voce grossa, sui viali a mare di Viareggio. Nelle costruzioni più grandi è stata praticamente assente, mentre ha fatto capolino in qualche mascherata a piedi. Se i politici, almeno quelli attuali, non sembrano scaldare l’immaginazione dei carristi viareggini, altrettanto non si può dire dei grandi temi sociali e (parola grossa, ma non usata a sproposito) esistenziali del nostro tempo. E allora ci sono i campioni in carica Lebigre-Roger che si rifanno a un classico del cinema, il Charlot di Charlie Chaplin, per denunciare l’attualissimo tema delle crescenti ingiustizie sociali. E poi c’è la piaga del razzismo nel paese simbolo della libertà, gli Stati Uniti, messa all’indice da Jacopo Allegrucci con il suo “C’era una volta in America”, che del capolavoro di Sergio Leone riprende anche una parte della colonna sonora.
Non può mancare il riferimento al Covid. Fabrizio Galli lo rappresenta come un mostro circondato da teste di idra (le varianti). Luigi Bonetti porta invece la battaglia contro il virus a un livello più simbolico, con il bene e il male che si fronteggiano in “Artemide, la natura si ribella”. Temi importanti, impegnativi. Politici, in un senso diverso da quello che portava a scorrere su questi viali le caricature di Craxi, Andreotti o, in tempi più recenti, Zapatero e Obama. E tuttavia tutti offrono un appiglio, una speranza. Per qualcuno, come Stefano Umberto e Umberto Cinquini, ha il volto di Nelson Mandela che guida una sorta di arca di Noè. Per Roberto Vannucci è invece Enzo Bosso che suona il suo pianoforte. Perché la nottata, prima o poi, dovrà pur finire.
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