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Pelù chiude il tour nella sua Firenze «Con queste regole difficile fare live»

Luca Trambusti
Pelù chiude il tour nella sua Firenze «Con queste regole difficile fare live»

Il rocker sul palco delle Cascine con la nuova band Nello show sarà ricordato Erriquez della Bandabardo

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Luca Trambusti

Dopo aver girato per tutta l’estate, il “Gigante tour” di Piero Pelù si conclude domani nella sua Firenze sul palco dell’Arena De Pascale alle Cascine (biglietti da 38 a 52 euro). Il rocker fiorentino è tornato live con dei concerti che recuperano gli show della scorsa estate portando la sua energia e contagiando il pubblico. «Riprendere è stata una liberazione meravigliosa – dice Pelù – siamo riusciti a mantenere tutto il cartellone previsto per la scorsa estate più altre date. È andato tutto bene sia per il pubblico che per noi».

Ad accompagnare Pelù i Bandidos, una nuova band formata da Alessandro “Finaz” Finazzo (proveniente dalla Bandabardo) chitarra e cori; Luca “Luc Mitraglia” Martelli batteria, sequenze e cori e Dado “Black Dado” Neri basso e cori. «È un super power trio come non mi era mai capitato – dice il frontman – La scommessa che abbiamo vinto è stata quella di convertire Finaz da grande chitarrista acustico ad altrettanto bravo chitarrista elettrico. Sembra la stessa cosa, ma in realtà non è così. Lui ha dimostrato tutta la propria abilità». In effetti la potenza sonora della performance si basa proprio sulla sua chitarra elettrica: «la band lo ha aiutato molto in questa trasformazione» dice il rocker fiorentino.

Dunque quello di Pelù è un concerto ad impianto rock, stile musicale e concetto in generale che si scontra duramente con le attuali norme che regolano i concerti per evitare la diffusione del «noto virus». Assistere a un concerto seduti per il popolo di Pelù (e quello rock) è una grande fatica. «In realtà – dice Piero – se non poche volte, non c’è mai stata una grande rigidità sulla possibilità di scatenarsi. Ricordo addirittura a Brescia una serata di pogo e lì eravamo in un luogo cuore della pandemia. Ogni città ha avuto le sue regole, ma in generale ho trovato un buon livello di ragionevolezza». Forse anche la scelta della scaletta ha aiutato. «È stata molto ragionata – spiega Pelù – per fare spazio ai viaggi mentali con le ballad, per poi ballare quando è necessario».

Tra tutte le date fatte in questo tour estivo c’è una che ricorda con estremo piacere. «È quella di Messina, un concerto di oltre 2 ore e 40 è con ben quattro “scapezzolamenti”». Anche in questo tour infatti Piero invita il pubblico femminile a questa “pratica” che richiede l’esibizione dei capezzoli a favore dell’artista. Ma oltre a questo come al solito Pelù va anche, più seriamente, ad allargare gli orizzonti della propria musica e, con la sua grande visibilità, apre il palco ad altre esperienze che possono essere socio-ambientali, denunce di vario tipo o anche aperture musicali. Così sul palco trovamo i giovani di Friday For Future, con le loro istanze ambientaliste tanto care all’artista fiorentino, la denuncia contro le mafie o, come in occasione del concerto di Firenze, un tributo alla Bandabardo con i suoi componenti per ricordare la scomparsa di Erriquez avvenuta lo scorso febbraio e che Pelù definisce una «dolorosa perdita». In apertura di serata apparirà anche il duo fiorentino dei Manitoba. «Sono molto promettenti e in loro penso di vedere il futuro dell’indie rock in Italia».

Il tour estivo arriva alla fine ma il futuro per ora è solo ipotetico. «C’è un enorme punto di domanda che incombe. Se le regole per i live continuano a essere così, non sappiamo se riusciremo a fare dei concerti. È una situazione drammatica – dice preoccupato Pelù – per gli artisti ma soprattutto per i lavoratori dello spettacolo».

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