Sicurezza
L’impossibile “Dune” torna al cinema con Denis Villeneuve e un cast di star
Nuovo adattamento dei complessi romanzi di Herbert dopo la poco riuscita versione di David Lynch del 1984
C’è chi pensa che fare un film da un libro sia una roba facile facile. D’altra parte la storia è già lì, fra le pagine scritte, in quel nero su bianco che lascerebbe poco spazio all’interpretazione. Che problema mai sarà tradurre il tutto in immagini? In realtà le sceneggiature non originali nel cinema sono quanto di più insidioso ci possa essere. Partiamo da una semplice verità: lo scrittore ha concepito il racconto per la narrativa, affidando la sua creatività alle capacità di immedesimazione e d’immaginazione del lettore. Il regista arriva più tardi. Prende un prodotto finito, inizialmente confinato nella letteratura, e deve provare a spostarlo in un altro ambito, quello prettamente visivo del cinema. Tutta questa pappardella introduttiva ci serve per parlare di uno tra i film più attesi della nuova stagione in sala, “Dune” di Denis Villeneuve, presentato in anteprima mondiale, fuori concorso, al Festival di Venezia, e in uscita domani per il grande pubblico italiano.
“Dune” altro non è che l’adattamento dell’omonimo romanzo fantascientifico scritto a partire dal 1963 (pubblicato due anni più tardi) di Frank Herbert, vincitore dei premi Nebula e Hugo, i massimi riconoscimenti narrativi del settore della fantascienza. In realtà quello di “Dune” è un vero e proprio ciclo composto da sei romanzi, con l’aggiunta di altri racconti dopo la morte dell’autore. La difficoltà di tradurre in immagini la creazione di Herbert è molteplice: non è solo la lunghezza della composizione, non è soltanto la proiezione visiva di un mondo letterario, ma è anche la complessità della trama e dello stile narrativo, ricco di monologhi interiori e caratterizzato da diversi piani di lettura.
Tutto questo fa rientrare a pieno titolo “Dune” tra i romanzi impossibili da portare sul grande schermo. Nel passato ci ha provato Alejandro Jodorowsky, con un progetto faraonico che avrebbe coinvolto artisti internazionali, come Salvador Dalì, Moebius e Orson Welles, oltre a contenere le musiche dei Pink Floyd. Alla fine non se ne fece nulla, e il tentativo è poi diventato protagonista di un documentario, “Jodorowsky’s Dune”, diretto da Frank Pavich nel 2013. A realizzare un film su “Dune”, il primo e l’unico almeno fino a questo di Villeneuve, fu nel 1984 David Lynch.
Il regista all’epoca aveva girato soltanto due pellicole, “Eraserhead” (1977) e il celebre “The elephant man” (1980) Ad affidargli la trasposizione del romanzo di Herbert fu il produttore Dino De Laurentiis, la cui moglie, Silvana Mangano, ebbe anche un ruolo nel film. Nel cast pure Kyle MacLachlan, al tempo sconosciuto (poi diventerà un feticcio di Lynch, fra “Velluto Blu” e “Twin Peaks”), Max Von Sydow, Sean Young (reduce da “Blade Runner”) e il cantante Sting. Il progetto per la realizzazione fu smisurato, fra mesi di preparazione meticolosa, scenografie pittoriche ed effetti speciali che si sono avvalsi anche della collaborazione del mago Carlo Rambaldi (memorabili i suoi vermoni delle sabbie). Il risultato, invece, fu contraddittorio. Costato oltre 40 milioni di dollari, recuperò la spesa fra gli incassi statunitensi ed europei, ma non fu per nulla un successo. Cervellotico, confusionario, a tratti incomprensibile e, soprattutto, noioso e ridondante. Alle stroncature più feroci, tuttavia, seguì un riscatto tale da renderlo un cult, seppure con tutti i limiti del caso.
Ed ecco adesso la versione di Villeneuve, con un budget di 165 milioni di dollari, e un cast importante, nel quale spicca il giovane talento di Timothée Chalamet, ma c’è anche quel mostro sacro di Josh Brolin. La trama è sempre la solita: in un lontanissimo futuro, alla famiglia Atreides viene affidata la gestione del pianeta Arrakis, noto anche come Dune, fonte della preziosa spezia in grado di allungare la vita, far viaggiare nello spazio e dare poteri mentali eccezionali. Tutto il resto va visto al cinema. Di sicuro c’è un regista, come Villeneuve, in costante crescita, che ha raggiunto la popolarità nel 2016 con il film “Arrival”, confermandola l’anno successivo con “Blade Runner 2049”. Due storie di fantascienza trattate con stile originale, tanto da oltrepassarne il genere.
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