Il Tirreno

Incubi di provincia in “America Latina” e la suspense di “Leave no traces”

Incubi di provincia in “America Latina” e la suspense di “Leave no traces”

Un ottimo Germano nel film dei fratelli D’Innocenzo Piace il thriller politico del polacco Matuszynski

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venezia. L’edizione numero 78 della Mostra del cinema di Venezia si appresta a consumare le sue ultime ore prima dell’assegnazione, domani sera, dei Leoni e degli altri premi. E come consuetudine si alimentano i rumors sui possibili vincitori.

Intanto ieri è passato l’ultimo dei cinque film italiani in gara nella sezione principale del festival. E non è passato inosservato. Perché “America Latina”, che vede per la prima volta in concorso i fratelli romani Damiano e Fabio D’Innocenzo, è stato accolto con un certo favore anche se dalla critica è arrivato qualche appunto negativo, legato soprattutto all’esasperata ricerca estetica impressa dai fratelli registi.

Come era successo già per “Favolacce”, gli D’Innocenzo portano sullo schermo una storia che parte dalla provincia più profonda indagando nei lati oscuri della mente umana. Il film è ambientato a Latina e si sviluppa attorno al personaggio di Massimo Sisti, un dentista, interpretato come al solito magistralmente da Elio Germano, che vive in una brutta villa con la moglie interpretata da Astrid Canali e le due figlie adolescenti (Carlotta Gamba e Federica Pala). Tutto sembra normale, se non per il fatto che nella cantina della villa c’è una ragazza legata e imbavagliata che Massimo va spesso a trovare portandole da bere. Si sviluppa così una trama che mischia il thriller con molti altri generi, e su tutto domina un generale senso di spaesamento unito agli evidenti disturbi mentali e ai vuoti di memoria del protagonista. Il film sarà nei cinema il 25 novembre.

Ieri è stato presentato in concorso anche “Leave no traces” del polacco Jan P. Matuszynski. Il film, ispirato a fatti realmente accaduti nella Polonia ancora comunista del 1983, con il nascente movimento di Solidarnosc, prende le mosse da uno studente aspirante poeta ucciso a botte dalla milizia di regime praticamente senza alcun motivo. Al centro della pellicola c’è Jurek (Tomasz Zietek) unico testimone del pestaggio, contro il quale si scatena tutto l’apparato del regime dittatoriale. Ne esce un film avvincente, pieno di ritmo e suspense.

Sul Lido, e non solo, quando mancano ormai solo due film a completare il quadro della sezione principale, si è acceso il toto-leone che vede ancora fra i favoriti “Madres paralelas” di Pedro Almodovar, così come “È stata la mano di Dio” del nostro Paolo Sorrentino. In mancanza di sicuri capolavori, però, diverse altre pellicole possono ambire a incassare il Leone d’oro, come “The power of the dog” di Jane Campion e prodotto da Netflix, ma anche “Competencia oficial” di di Gastón Duprat e Mariano Cohn, con una bellissima interpretazione di Penelope Cruz, protagonista anche nel film di Aldovar, e di un sempre bravo Antonio Banderas. Sorprese potrebbero arrivare da “La caja” del messicano Lorenzo Vigas, e proprio dal polacco “Leave no traces” presentato ieri. Mancano però ancora all’appello due film non di poco conto che potrebbero stravolgere le previsioni su quello che si è visto fin qui: il quotatissimo alla vigilia “On the job: the missing 8” del filippino Erik Matti e “Un autre monde” di Stephane Brizé.

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