Gioco
Belmondo marinaio livornese nel film cult “Mare Matto”
Simone Fulciniti
La scomparsa di Jean-Paul Belmondo, straordinario esponente della Novelle vague francese di fine anni ’50, ha suscitato un cordoglio particolare tra i livornesi, legatissimi a questo grande talento per la sua partecipazione a un film cult della cinematografia italiana. Un film poco considerato quando uscì, ma poi riscoperto: Mare Matto, anno di produzione 1963, bianco e nero, diretto da Renato Castellani. In gran parte girato a Livorno e interpretato da un cast d’eccezione: oltre a Belmondo ci sono, infatti, Gina Lollobrigida, Thomas Milian, Lamberto Maggiorani e una schiera di ottimi caratteristi. Un affresco colorato della vita della gente di mare, semplice, audace e scanzonata. La colonna sonora tratta è dall’opera di Mascagni ed è impossibile non avvertire un brivido vedendo scorrere Livorno sullo sfondo. Le note del compositore si adattano all’impeto labronico e al carattere di Drudo Parenti (Edoardo Spadaro), vecchio lupo di mare, che pur di non andare in pensione si inventa un’impresa dietro l’altra facendo impazzire i suoi figli. «Tutte le città sono femmine. Livorno è maschio – recita una voce fuori campo all’inizio – Ber mi’ Livorno dicono i livornesi». Poi partono una serie di istantanee “Eccola qua Livorno: dai Quattro Mori a piazza della Repubblica, dai fossi scavati dai Granduchi al lungomare Mascagni». Quindi riferendosi alla musica in sottofondo – «L’intermezzo dall’amico Fritz è musica, è sangue che ribolle e che canta». E ci sono anche una battute memorabili, rigorosamente in livornese: mentre i tre fratelli livornesi in sella ai rispettivi “vespini” attraversano la Venezia per arrivare al Palazzo del Portuale, uno canta “L’addio alla madre” di Cavalleria Rusticana (ancora Mascagni): al momento del “Se io non tornassi”, un altro risponde «magari tu ’un tornassi più!». In un altra scena Beniamino (uno dei figli di Drudo) al bar del circolo viene a scoprire che il babbo la sera precedente ha preso 24 campari soda, e lui deve pagare. Ma il top si raggiunge quando Drudo, dopo aver tentato un’avventura come palombaro, è costretto dentro una camera iperbarica. Alla domanda del figlio: “Babbo, cosa c’è in fondo al mare?” Risponde “Ir budello di tu’ madre”. Belmondo interpreta “il livornese”, marinaio dal carattere brutale e simpatico, che alloggia nella pensione di Margherita (Gina Lollobrigida) e presto ne diviene l’amante. La sua vicenda si interseca con quella di Drudo Parenti: entrambi si imbarcano su un peschereccio di proprietà della stessa locandiera.
Belmondo arrivava da un periodo di grandi successi, partendo dal capolavoro assoluto della cinematografia mondiale, “Fino all’ultimo respiro”, di Jean Lui Godard. Una pellicola in cui esplose tutto il suo incredibile carisma. In realtà girando “Mare Matto” Belmondo Livorno non la sfiora neppure. Le scene che lo riguardano sono ambientate a Genova e Messina; ma il suo personaggio è comunque legatissimo alla città perché, come ha scritto l’esperto Marco Sisi «In Mare Matto fu doppiato dal livornese Stefano Sibaldi».
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