Gioco
“Alice” nel paese del silos cerca altri luoghi speciali
Lo spettacolo di Francesco Cortoni ha attirato per quasi un mese moltissimi spettatori ed ha inaugurato lo spazio ristrutturato dei vecchi depositi del porto
Maria Teresa Giannoni
LIVorno. Il Paese delle Meraviglie è dentro al silos gigante che troneggia sul porto di Livorno. Ci è caduta dentro Alice, quella famosissima della favola di Lewis Carroll, protagonista dello spettacolo presentato da Pilar Ternera nell’ambito di Effetto Venezia e in scena fino ai giorni scorsi. È stato il primo evento che ha inaugurato la superba struttura portuale datata 1924 nella sua nuova veste di spazio multifunzionale. Per ora è stato ristrutturato il piano terra, tutto dipinto di bianco, segnato da un’infinità di colonne che partono da terra e dalle bocche sul soffitto dalle quali precipitava il grano arrivato sfuso con le navi, pronto per essere portato a destinazione. Come faceva il grano una volta (il silos è rimasto attivo fino alla fine degli anni Ottanta) anche Alice scivola giù nella tana del Coniglio Bianco e fino a quando non si sveglierà incontrerà personaggi fantastici, diventerà piccolissima, si troverà a contatto con duchesse e regine dal comportamento irrazionale. Un sogno o un incubo quello di Alice? È la domanda che trasuda da ogni azione e da ogni momento dello spettacolo: si oscilla dall’una all’altra parte. Perché se i costumi sono ricchi e colorati, le maschere dei personaggi cesellate alla perfezione nella loro fissità ci trasmettono qualcosa di inquietante. Ed è giusto che sia così perché questa “Alice nel Paese delle Meraviglie” non è tanto uno spettacolo per bambini, ma va a raccogliere l’ambiguità della favola di Carroll, i grandi interrogativi che si nascondono sotto l’apparenza bizzarra della trama. Del resto nell’Inghilterra vittoriana gli scrittori sapevano bene che nemmeno per i bambini la vita è facile e che le loro psicologie sono un intreccio di gioie e di paure. Il regista Francesco Cortoni ha trovato gioco nel far apparire e scomparire gli attori dietro le colonne, con gli spettatori disposti a ferro di cavallo che non possono cogliere mai per intero tutte le azioni. A tenere le fila è l’Alice di Elisabetta Raimondi Lucchetti, giovane attrice molto brava e capace, nel suo abito fanciullesco leggero come un velo, di turbamento ma anche di dominio nei confronti di tutte le visioni del Mondo delle Meraviglie. Con lei gli altri attori: Silvia Lemmi, Irene Catuogno, Federico Raffaelli, Davide Niccolini, Carlo Salvador, lo stesso Francesco Cortoni. Tutti hanno inventato un loro movimento a seconda del personaggio che interpretano.«Lo spettacolo è stato pensato sul movimento degli attori in scena per accogliere lo sguardo di tutti gli spettatori, nonostante le colonne che ostacolano la visuale» spiega l’attore Davide Niccolini, interprete dei personaggi del Bianconiglio e del Dodo. La difficoltà di una recitazione che debba basarsi sul punto di vista dello spettatore fa sì che per gli attori sia proprio lo spettatore la paura da affrontare sul palco: «I margini di improvvisazione sono annullati e la griglia dentro cui ci siamo mossi era molto stretta» racconta la protagonista Elisabetta Raimondi Lucchetti. A firmare le maschere sono Gisella Buttera, Matilde Gori e Noemi Perna, i costumi sono di Massimo Tintorini, gli oggetti di Giordana Vassena. Stessa accuratezza anche nel collage di musiche creato da Filippo Conti che sottolinea lo spirito inquieto dello spettacolo. Per la compagnia Pilar Ternera la realizzazione di questo lavoro così complesso, di grande impegno anche economico ha rappresentato una sfida in tempi di Covid. «Ci siamo buttati in questa avventura – spiega il regista Francesco Cortoni – con tutte le nostre energie. In un periodo in cui siamo stati costretti a rallentare se non ad annullare molte delle nostre attività come i corsi di teatro, abbiamo scelto di misurarci con un lavoro che richiedesse approfondimento, studio, impegno. Ora vorremmo portare il nostro spettacolo in altri luoghi particolari come questo». Lo spazio in effetti è stato protagonista, allo stesso modo della storia. Nel suo biancore l’interno del silos è profondamente evocativo. Ottocento metri quadri che si prestano a tanti interventi, siano di spettacolo, come di esposizioni, magari legate al mare, al mondo portuale e industriale, e tanto altro. La proprietà, la Porto Immobiliare, si è dichiarata molto disponibile ad affittarlo per eventi culturali. Ora quello che serve sono soltanto nuove idee.
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