Gioco
Giacomo Franci, da Massa a star americana «Ma il futuro della musica classica è in Cina»
Pianista e direttore d’orchestra arrivò a New York per seguire la sua fidanzata: «Fu 27 anni fa, ma resto italiano»
Luciano Menconi
Dalla patria della melodia alla Grande Mela inseguendo la passione per la musica. Giacomo Franci, 56 anni, toscano di nascita e newyorchese d’adozione, vive suonando e componendo. Ha una sua orchestra, i New York Chamber Players (quaranta musicisti con cui esegue tutto il repertorio classico per orchestra e per pianoforte e orchestra), incide dischi, si esibisce in concerti in tutto il mondo, dalla Carnegie Hall di Manhattan a Pechino, la nuova frontiera. In Italia per alcuni giorni di vacanza – a Massa vive la sua famiglia di imprenditori del marmo con oltre mezzo secolo di tradizione – racconta al “Tirreno” come si realizza un sogno.
Franci, come si diventa musicisti a New York partendo dalla provincia italiana?
«Per caso, anzi per amore. Sono andato via da Massa nel 1994 seguendo una ragazza cinese che si era trasferita a New York. Poi ci siamo lasciati ma ormai la mia vita era lì. Attualmente sono sposato con una cantante jazz, Dori Levine. Insieme abbiamo fondato uno studio d’insegnamento, il Tribeca Music Studio».
Lei è pianista e direttore d’orchestra: più l’uno o l’altro?
«Sono pianista e ho tenuto concerti fin dal 1986. Sono direttore d’orchestra da quando ho fondato la mia Orchestra, i New York Chamber Players, nel 2004. Sono uno dei pochissimi pianisti in Italia che può dirigere e suonare dal pianoforte come fanno maestri come Daniel Barenboim e Andras Schiff».
Si è esibito in tutto il mondo: qual è il luogo dove suonare la emoziona di più?
«Ovunque, naturalmente, però devo dire che la Cina è davvero un Paese speciale per chi fa musica. Là ho diretto due orchestre: l’Orchestra Sinfonica di Pechino e la Shanghai Chamber Orchestra. In Cina la musica classica è diventata un vero e proprio fenomeno di massa. Le sale da concerto registrano il tutto esaurito con vendite di biglietti ad alto prezzo. I musicisti cinesi sono trattati come le star del cinema. Forse perché fino a pochi decenni fa la musica classica era proibita dal governo, adesso viene apprezzata tantissimo, soprattutto dai giovani».
Quali sono le differenze più spiccate dal punto di vista musicale fra Italia, America e Cina?
«L’Italia pur essendo la culla della cultura e dove molto è stato fatto dai grandi geni della musica (non dimentichiamo che il primo pianoforte è stato costruito qui), questa arte purtroppo non viene coltivata a sufficienza, a partire dalla scuola. In America, specialmente nelle grandi città, il pubblico è invece più preparato e soprattutto più entusiasta. In Cina, poi, come ho detto prima, la musica classica tra i giovani è popolare e alla moda un po’ come il rock da noi. Un pianista come Lang Lang quando esce di casa viene fermato per strada come qui potrebbe succedere a Elton John. Almeno dal punto di vista commerciale, direi proprio che il futuro della musica classica sia lì».
Dopo 27 anni a New York si sente ancora italiano?
«Si, sono ancora totalmente italiano, tant’è che parlando in inglese conservo ancora il mio accento italiano. I management della musica mi hanno convinto che è anche più attraente».
Come si esprime, musicalmente, nel lavoro, la sua italianità?
«Nella interpretazione ritrovo la mia italianità soprattutto nel gusto della melodia sia come pianista che come direttore. Attualmente ci sono troppi esecutori un po’ robotici. La ricerca della precisione spesso finisce per sacrificare l’espressività. Ecco, il mio modo di suonare e dirigere è diverso: cerco di comunicare al pubblico innanzitutto la passione per la musica che ritengo un elemento essenziale per esprimere il proprio livello professionale».
Nella sua discografia ci sono incisioni prestigiose come le prime mondiali dell’opera omnia per pianoforte di Aaron Copland e quella di Igor Stravinsky per la Fonè Classics: il prossimo impegno?
«Ho in programma tutte le sonate per pianoforte di Ludwig Van Beethoven. Ho inciso i primi tre cd, ce ne sono altri otto da registrare. Il terzo l’ho inciso nei giorni scorsi a Biella per la Sheva Collection. E conto presto di incidere anche una mia composizione, dopo le tre Variations on a Thema by Michael Levy per pianoforte e orchestra che ho pubblicato per la Crs».
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