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Buffa alla Versiliana con l'epopea Mundial: «Vi riporto in quell’estate ’82»
Federico Buffa sarà lunedì 23 agosto alla Versiliana con “Italia Mundial”. L’impresa degli azzurri in Spagna e la storia di quel periodo difficile
L’Italia Mundial di Federico Buffa arriva lunedì prossimo al Teatro della Versiliana per una serata straordinaria accompagnata dalle note del pianista Alessandro Nidi, che ci riporta a quell’estate spagnola di quasi 40 anni fa in cui una Nazionale su cui nessuno avrebbe scommesso si riscoprì campione del Mondo. Un insieme di immagini che sono diventate patrimonio anche delle generazioni che sono arrivate dopo: l’urlo di Tardelli nella notte madrilena, i gol di Rossi, i dribbling di Conti, le pipe di Bearzot, l’esultanza di Pertini e le maglie strappate da Gentile a Maradona e Zico.
Buffa, come nascono le sue storie e perché lo sport non è mai solo sport?
«La scelta di iniziare a raccontare gli eventi e i personaggi dello sport nasce quasi per caso, poi è diventato un modo per raccontare qualcosa in più che il semplice avvenimento o personaggio. Mio padre mi ha insegnato che ogni storia è sempre dentro una storia più grande e non sarebbe possibile narrare la prima senza riferimenti all’altra. Non ho mai pensato che potesse essere uno stile narrativo il mio, perché mi viene naturale inserire nella narrazione anche qualcosa che trascende lo sport».
Perché l’Italia mundial del 1982 occupa un posto così speciale nella storia dello sport?
«Innanzi tutto per il contesto storico in cui arriva, ovvero dopo i dieci anni più difficili della storia repubblicana, poi perché è un evento totalmente inaspettato. Una avventura che inizia malissimo e che alla fine diventa trionfale cosa che rende unico quel mondiale. Nessuno, eccetto i protagonisti, pensa che questa squadra possa andare avanti dopo le brutte prestazioni del girone di qualificazione. Una squadra assediata anche dalla critica, che alla fine esprime un calcio eccezionale grazie a un concentrato di giocatori al massimo della carriera che alla fine vincono».
E poi nel 2006 l’Italia torna a vincere dopo Calciopoli...
«Anche quella aveva nomi eccezionali in campo che alla fine fanno la differenza. Anche l’Italia di Mancini vince senza il pronostico. Ma per questa Italia non parlerei di epica, perché questa squadra poteva giocare leggera senza troppe aspettative. Con quella del 1982 ha in comune l’atteggiamento positivo di voler fare sempre gioco e due commissari tecnici, Bearzot allora e Mancini oggi, che credono molto nella squadra convinti di poter arrivare fino in fondo. Ad un certo punto la differenza la fa un portiere come Donnarumma che tu che lo hai in squadra, sai che se si va ai rigori ne parerà almeno due. E questo lo sanno anche gli altri che ne sono condizionati».
Che spettacolo è questa “Italia Mundial” rispetto alla programmazione televisiva?
«Intanto è uno spettacolo più ricco che mi mette a confronto diretto con il pubblico e soprattutto è uno spettacolo che io ho scelto di portare in scena. Spesso è l’azienda che mi aiuta a scegliere i soggetti della narrazione, ma scelgo io quali portare in teatro. Quando ho realizzato la puntata per Sky ho interpellato per lo più Bergomi, collega di Sky, e Bruno Conti che fu il miglior giocatore di quel mondiale. In teatro porto anche i racconti di Tardelli, Zoff e soprattutto Ciccio Graziani».
Se ne è andato Paolo Rossi, il giocatore che improvvisamente diventò l’uomo decisivo.
«Dico sempre che ha il cognome più comune, per una persona che di comune non aveva nulla. Dopo la sua morte sono passate tante interviste che hanno rivelato la sua sensibilità. Lui che ci portò sulla luna ci racconta di come il nonno gli raccontava dello sbarco sulla luna del 1969: “S’ha da fare una strada lunga lunga”, gli diceva».
Cosa ci dobbiamo aspettare da questo appuntamento alla Versiliana?
«Uno spettacolo nazional popolare che ci riporta a quella atmosfera del 1982 attraverso racconti che non parlano solo di calcio con tanti protagonisti che chiunque abbia vissuto quel periodo non ha mai dimenticato».
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