Il Tirreno

il libro 

«Amato e poi odiato nel giro di poche ore». Mazza racconta la tragica fine di Ciano

Elena Torre
Gian Galeazzo Ciano (1903-1944)
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Gian Galeazzo Ciano (1903-1944)

Il giornalista, con il direttore del “Tirreno” Tamburini, presenta domenica 22 il suo nuovo romanzo a Montecatini

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Si intitola “Diario dell’ultima notte” il nuovo libro di Mauro Mazza giornalista televisivo, già direttore del Tg2, di Raiuno e di Rai Sport, autore di numerosi saggi e pamphlet di politica e storia. Edito da La Lepre edizioni, ci racconta con il piglio del romanzo gli ultimi mesi della vita di Galeazzo Ciano, livornese, genero di Mussolini di cui aveva sposato la figlia Edda, condannato a morte per alto tradimento. Mazza, attraverso un espediente narrativo, mette in scena il ritrovamento da parte di un uomo che ha da poco acquistato una casa nella Bassa Friulana, del diario di un soldato volontario della Repubblica di Salò, piantone nella prigione dove era stato incarcerato Ciano, e testimone di quell’ultima notte.

Del suo romanzo, ma non solo di questo, Mazza parlerà con Stefano Tamburini, diretto del “Tirreno”, domenica 22 agosto alle ore 17 allo stabilimento termale Tettuccio di Montecatini. L’incontro è a ingresso libero con la presentazione del Green pass.

Mazza, con il suo “Diario dell’ultima notte” lei riporta all’attenzione dei lettori sugli ultimi mesi di vita di Galeazzo Ciano. Ma quando nasce la sua passione per queste vicende?

«Ho sempre avuto interesse per la storia del Novecento e in particolare per quel periodo tragico e terribile a cavallo della Seconda guerra mondiale in cui i furori ideologici portarono alla ben nota catastrofe di cui anche la mia generazione è un po’ figlia o nipote. Sono nato negli anni Cinquanta sono stato studente, liceale, universitario negli anni Settanta, anni in cui secondo alcuni studiosi abbiamo vissuto in Italia una guerra civile a bassa intensità, come è stata definita. I miei coetanei o finivano negli estremismi rovinando la propria vita e quella degli altri, oppure eravamo tutti appassionati alla politica a quelle stesse ideologie che avevano in modo tragico determinato quella catastrofe. Fino agli anni Ottanta quelle generazioni si sono abbeverate a quegli stessi valori o illusioni o utopie rivoluzionate che hanno caratterizzato tutto il Novecento».

Perché Ciano?

«Leggendo alcune biografie del livornese Galeazzo Ciano ho notato un eccesso di pregiudizio e ostilità anche da parte di studiosi autorevoli e importante nonostante siano passati molti anni e l’occhio dello storico dovrebbe essere più obiettivo sulla figura di Ciano, quasi nessuno ha inteso spendere parole di giudizio obiettivo. È stato considerato dai fascisti il traditore dei traditori, per il governo Badoglio e la monarchia in quei mesi del ‘43 che io racconto, era inaffidabile perché comunque genero di Mussolini, perché ambizioso in modo sfrenato, forse anche corrotto di famiglia corrotta, e da parte degli anti fascisti che si manifestavano in quei mesi in modo importante era comunque il genero di Mussolini e il firmatario del Patto d’acciaio con Hitler quindi irredimibile, imperdonabile a differenza di altri grandi firmatari di quel patto del 25 luglio che dopo la guerra in qualche modo furono redenti dall’Italia democratica, repubblicana e anti fascista».

Cosa l’ha colpita della figura di Ciano?

«Leggendo ho scoperto che era un giovane coraggioso, un letterato, un diplomatico, ma sulla sua figura grava ancora il fatto di essere stato l’uomo più invidiato perché pieno di donne, pieno di soldi, dedito alla bella vita, un uomo che in poche ore nel luglio del ‘43 passa da essere il più adulato e corteggiato d’Italia ad esser il più odiato. Una parabola terribile che mi ha attratto e che ho voluto raccontare in forma di romanzo».

Nel libro grande spazio anche a figure femminili importanti.

«Nel romanzo giganteggia in modo tragico la figura di Edda Ciano Mussolini per l’amore che manifesta verso il marito dopo un decennio di tradimenti. Se oggi fosse ancora viva, la coppia sarebbe al centro del gossip, i principi d’Inghilterra scomparirebbero difronte alle notti brave dell’uno e dell’altra. E poi la “tedesca”, una donna che in quel periodo ebbe poca attenzione, ma poi in seguito fu rivalutata. Ebbe una storia d’amore con Ciano durante la sua detenzione nel carcere di Verona. Di quella relazione ne parlò molti anni più tardi e rivelò di aver messo a rischio la sua vita, il suo lavoro, tutto, perché era innamorata di Galeazzo Ciano e per quell’amore mise a rischio tutto. Una storia nella storia».

Cosa ha imparato durante la stesura di questo libro?

«Tante sono le cose che ho appreso durante la preparazione del libro, non essendo uno storico professionale ho deciso di scrivere un romanzo, ho ambizioni di narratore e tendo ad una scrittura non più giornalistica, attento al racconto delle cose, ma anche alla cura della parola, dell’aggettivo, del pensiero. Mi ha colpito la complessità dei personaggi. Quando Edda Ciano ha l’appuntamento con il marito, che doveva essere liberato dal carcere al chilometro dieci della strada tra Verona e Brescia davanti a una pietra miliare, è una vicenda assurda, paradossale perché non c’erano i telefonini. Penso a come la storia sarebbe cambiata se all’epoca ci fossero stati questi aggeggi infernali. Il cellulare ha cambiato il mondo. Tutto quello che accade in questa storia avviene senza telefonini, e mi chiedo: con i telefonini ci sarebbero state le incomprensioni che hanno determinato attacchi militari o dato origine a equivoci storici? Vedere questi personaggi che si rincorrono senza potersi cercare, senza potersi parlare, vite condizionate e compromesse dalla mancanza di comunicazioni di cui oggi noi non possiamo fare a meno. Eppure sono passati meno di ottant’anni, tre generazioni, eppure oggi è tutto profondamente diverso».

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