Sicurezza
Il mito della Capannina una ragazza di 92 anni
Stasera, venerdì 20, il compleanno con Ballantini. Guidi: nobiltà e spettacolo, questa è storia
Quella frase l’hanno pronunciata le nonne e le nipoti, passando dalle mamme. Gli industriali del Nord e i figli del potere dei palazzi romani. Le ragazzine in minigonna emule di Mary Quant e i giovani in divisa d’ordinanza con la camicia bianca con le maniche arrotolate degli anni Duemila. «Stasera andiamo in Capannina». Il locale di Forte dei Marmi, così simile a se stesso, estate dopo estate. Un centro di gravità permanente mentre intorno tutto cambia. Una storia che va avanti da 92 anni e che verrà celebrata questa sera, con una speciale festa di compleanno con la partecipazione di Dario Ballantini.
L’idea della torta con le candeline per quello che la tradizione vuole essere il più antico locale da ballo al mondo che non ha mai cambiato nome è dell’imprenditore che da 45 anni si è legato a doppio filo alla Capannina: Gherardo Guidi da Castelfranco di Sotto, che rilevò il locale alla fine del 1976 dalla famiglia Franceschi. «La prima volta che organizzammo il compleanno – racconta Guidi – fu nel 1978. Poi l’anno successivo, per i 50 anni, facemmo le cose in grande, portando tutta la compagnia del Bagaglino di Roma, da Nadia Cassini a Pippo Franco. Da allora questa è diventata una ricorrenza che tutti aspettano, alla fine della stagione. Non si vede l’ora di alzare il calice alla Capannina».
Se si volesse esser pignoli, il giorno preciso per festeggiare sarebbe quello di Ferragosto. Fu infatti il 15 agosto del 1929 che Achille Franceschi inaugurò il locale che aveva ricavato ripulendo un vecchio capanno di pescatori sull’arenile. Il successo arrivò in fretta, anche per le più rosee previsioni del pur intraprendente e ottimista Franceschi. Durante gli anni Trenta il locale diventò punto di riferimento per la nobiltà, prima toscana e poi italiana. Al tavolino, come ricorda Guidi, sedeva spesso il conte Negroni: «E qui, non a Firenze, gli veniva servito il suo cocktail preparato alla perfezione». Certo, non c’erano solo i portatori del sangue blu, né i nomi grossi del fascismo (celebre l’aneddoto di Italo Balbo che ammara con il suo idrovolante proprio lì davanti): non disdegnano la Capannina intellettuali come Leonida Repaci, Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti.
Nel 1939 un incendio distrusse l’edificio, che venne subito ricostruito come lo vediamo oggi. Nel Dopoguerra e con il boom ai nobili si sostituiscono i figli della borghesia: quella alta, poi la media e poi la piccola. E arrivano le note d’oltre oceano, guardando al nord America ma anche al sud, con il samba. Gli anni Sessanta e Settanta sono quelli della consacrazione “di popolo”. A poi arriva Guidi, con la moglie Carla: «La Capannina è un locale esigente – racconta –. Sono stato un anno o due a cercare di capire come funzionasse. Qui la gente si aspetta tante cose: bella accoglienza, bel cibo, grandi attrazioni musicali. Ad esempio, in quegli anni era importantissimo il baciamano alle signore e per questo ho cercato di studiarlo. E sono stato contento quando mi hanno detto “bravo, lo hai imparato bene”».
Guidi aveva già guidato locali tra Toscana ed Emilia. Ma niente di paragonabile alla Capannina. Che intanto (anni Ottanta) diventa protagonista al cinema con “Sapore di mare”. E incrocia la sua storia con quella di Jerry Calà, che di queste mura diventa ospite fisso. «Sono 25 anni – spiega Guidi – che fa sorridere e sognare. Cerca di spazzar via i problemi delle persone. Le prime volte che veniva, stavo all’uscita e vedevo le persone contente. Ecco, in fondo questo ho cercato di fare io: far divertire e far ballare la gente». Un obiettivo raggiunto anche grazie a un lavoro di scouting per portare a Forte dei Marmi i più grandi nomi internazionali: Gloria Gaynor («di noi parla ancora bene a New York»), James Brown, Grace Jones. «Ma quello che mi ha entusiasmato di più è stato Ray Charles. Lui era davvero il re del blues e la sua orchestra era eccezionale».
In tutto questo la Capannina è sfondo e protagonista insieme; una signora esigente, ma che molto può dare. «Il segreto – dice ancora Guidi – è che è rimasto il solito locale, inalterato. È riconoscibile da tutte le generazioni che qui sono passate e questa è la sua forza». Aspettando (non manca poi tanto) il centenario della “capanna” di Achille Franceschi.
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