Il Tirreno

IL LIBRO 

Caruso, l’amore e le foto mai viste: «Folgorato da Ada e da Livorno»

Patrizia Redi
Una bella immagine di Enrico Caruso affacciato a una terrazza sulla costiera amalfitana
◗
Una bella immagine di Enrico Caruso affacciato a una terrazza sulla costiera amalfitana

La storia del grande tenore “riletta” da Maurizio Sessa attraverso immagini e testimonianze inedite 

4 MINUTI DI LETTURA





Estate 1897. Da poco era stata aperta la terrazza, che fu poi detta Mascagni. E proprio lì, all'Eden, da pochi mesi erano iniziate le proiezioni degli spettacoli al cinematografo, il nuovo “giocattolo” inventato da appena due anni dai fratelli Lumière. Era agosto, faceva un gran caldo, e il teatro Goldoni di Livorno si apprestava a mettere in scena il cartellone estivo. Chi avrebbe mai potuto immaginare che sul palco labronico sarebbe sbocciato l'amore tra un'avvenente soprano e un tenore ancora alla ricerca della propria identità canora?

PUCCINI E L’AMORE

Enrico Caruso e Ada Giachetti, maritata Botti, si innamorano, interpretando La Bohème di Puccini. Un amore che durerà undici anni e che darà due figli al tenore partenopeo: Rodolfo ed Enrico junior. Erano i tempi in cui “un certo Caruso” non era ancora il “Grande Caruso”. Un amore intenso, quanto difficile e sfortunato: Ada era già sposata e madre di un bambino, all'epoca non c'era ancora il divorzio e ciò impedì alla coppia di suggellare la loro unione attraverso il sacro vincolo del matrimonio.

LE FOTO INEDITE

Probabilmente questo, insieme ad altri, fu un aspetto che contribuì ad esasperare alcune tensioni che sfociarono poi nella brusca fine della loro relazione. Da sempre appassionato di mercatini di antiquariato, Maurizio Sessa, giornalista e autore di svariati testi biografici e saggi storici, anche lui di origine partenopea, in una delle sue abituali escursioni storico-culturali tra le bancarelle della Toscana, si è imbattuto in alcune foto inedite che ritraevano spaccati di vita del famoso tenore Enrico Caruso. Da qui è scaturita l'idea del suo ultimo lavoro letterario Caruso & Friends. La nascita del re dei tenori, in occasione dei 100 anni dalla morte, e arricchito da un contributo di Andrea Bocelli, con la prefazione della studiosa Gabriella Biagi Ravenni, presidente del Centro studi Puccini di Lucca.

La città di Livorno ha avuto un ruolo centrale nella vitadell'intramontabile Enrico Caruso?

«Sì, Livorno rappresenta senza dubbio una tappa importante della sua vita, segna una svolta sia dal punto di vista artistico, sia in riferimento alla sua vita privata. E' a Livorno, infatti, che incontra Ada e se ne innamora. Possiamo dire che Livorno fu la prima città della Toscana di cui Caruso si innamorò. E in cui si innamorò».

Galeotto fu quindi il teatro Goldoni?

«Sì, insieme alla grande opera pucciniana: era la vigilia di Ferragosto. Ma, a dirla tutta, fu complice anche il bisogno di pecunia di entrambi gli artisti. Ada Giachetti nonostante i successi di critica e di pubblico fino ad allora ottenuti si era ritrovata senza scrittura per l'estate, e aveva dovuto ricorrere a un'inserzione su una rivista di settore.

Era di casa a Livorno perché sebbene risiedesse a Firenze possedeva anche un'abitazione nella città labronica. Dall'altra parte, Caruso, che all'epoca non navigava certo nell'agiatezza, si accontentò di un cachet di 15 lire a recita».

Fu Ada a suggerire a Caruso di presentarsi a Torre del Lago dal maestro Puccini?

«E' quello che si racconta con dovizia di particolari nella biografia di Key e Zirato del 1922. In realtà è un altro episodio in cui storia e leggenda si confondono, e pertanto ritenuto dai più accreditati esperti pucciniani romanzato, se non addirittura improbabile. Nell'Epistolario pucciniano, ad esempio, di questo incontro, di questo “battesimo”, non si trova riscontro. Del resto, nelle ricostruzioni letterarie di ogni star che si rispetti mito, storia e leggenda si intrecciano spesso in un'aura di indeterminatezza, che ha sicuramente “appeal”, ma non è detto che abbia poi fondamento storiografico. Quello che cerco scrupolosamente di fare è di restare il più possibile fedele ai documenti, coltivando sempre il dubbio e l'onestà intellettuale».

La ragazza che "un uomo abbraccia, davanti al golfo di Surriento" che canta Dalla nel suo capolavoro intitolato "Caruso", è proprio Ada?

«Siamo nel campo delle suddette ipotesi. Credo sia piuttosto la moglie: Dorothy, detta Doro, una ragazza americana che aveva venti anni meno di lui e da cui ebbe una figlia. E' infatti accanto a lei che, a soli 48 anni, muore il grande tenore, proprio in un albergo di Sorrento».

Quali foto storiche, in particolare, hanno ispirato la stesura di questo libro?

«Devo dire che sono tutte immagini che rappresentano di per se stesse documenti significativi di un'epoca e di un costume, e aiutano quindi a mantenere viva la memoria di una cultura che è, in questo caso, di grande spessore e suggestione. In questa galleria ritroviamo il compositore di Adriana Lecouvreur, Francesco Cilea, ma anche le pose in studio del baritono Mattia Battistini, famosissimo nella Russia zarista. E poi, Angelo Neumann cantante, direttore d'orchestra e biografo di Richard Wagner, e la celeberrima soprano australiana, Nellie Melba. Foto che coprono un arco di tempo che va dal 1899 al 1904».

Una carrellata di immagini, dunque, che ripercorre la carriera e il transito terrestre del Re dei Tenori: Caruso, rivisitato nella sua irripetibile presenza vocale e scenica senza fine.


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore