Il Tirreno

Baccini a Piombino omaggia Lennon «Mi ha ispirato»

Sara Chiarei
Baccini a Piombino omaggia Lennon «Mi ha ispirato»

Il cantautore sarà domenica al piazzale di Alaggio Con lui ci saranno Graziani, Bastianich e Gariazzo

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Sara Chiarei

PIOMBINO. Ironico, pungente, eclettico. Francesco Baccini proviene dalla scuola cantautoriale di Genova, ha giocato nelle giovanili della Sampdoria e si è avvicinato alla musica sin da quando era bambino regalandoci successi come “Ho voglia d’innamorami”, “Le donne di Modena”, “Giulio Andreotti” e “Sotto questo sole” in coppia con Paolo Belli.

A Piombino sarà protagonista di un’imperdibile serata omaggio a John Lennon domenica 22 agosto al Porticciolo di Marina per la kermesse “20 Eventi”. Sono trascorsi oltre 30 anni da quel primo disco “Cartoon” che conquistò subito la Targa Tenco e da allora non ha mai smesso di nuotare controcorrente. Lo fa ancora oggi perché, come sostiene lui, il suo segno in bilancia ascendente gemelli lo spinge ad essere poliedrico ed eclettico (si definisce il contenitore di 190 persone) e a dire la sua con schiettezza, nelle canzoni come nella vita. Tutto questo senza accettare né compromessi, né la proposta (erano i primi anni ’90) di destinare un proprio brano ad una pubblicità, cosa che gli avrebbe fruttato non poco in termini economici.

Se n’è mai pentito?

«Un po’ sì, però io sono un idealista. Ho rifiutato anche recentemente proposte televisive fruttuose ma nelle quali non mi riconosco».

Attualmente è in giro col tour?

«Sì, sto macinando chilometri su chilometri portando in giro sia il concerto solo piano e voce che quello con la band».

Domenica a Piombino cosa accadrà?

«Rispetto alle altre serate che faccio probabilmente mi riposerò visto che saremo in molti sul palco. Accanto a me ci saranno Filippo Graziani, Joe Bastianich e Alex Gariazzo, ci divertiremo e improvviseremo».

Cosa ha rappresentato per lei Lennon?

«Il mio Beatles preferito è George Harrison perché credo abbia tenuto meglio l’urto degli anni, ma Lennon è stato per me una forte fonte di ispirazione. Ricordo che quando ero piccolo vidi una sua immagine con un pianoforte bianco a coda e pensai che un giorno l’avrei avuto anche io. Ed è stato così».

A che età ha acquistato il suo primo piano?

«In realtà mio zio mi regalò un pianoforte giocattolo e questo fu il mio primo approccio con lo strumento, oltretutto a quel tempo ascoltavo solo musica classica, per me la musica era la sinfonia di Beethoven. Mio padre mi mandò a scuola di musica e facendo enormi sacrifici acquistò il mio primo pianoforte, ricordo che tutti i bambini del quartiere venivano a casa mia anche solo per provare l’ebbrezza di schiacciare un tasto. Nel ’68 era cosa rarissima possederne uno».

È un nostalgico?

«No, guardo sempre avanti. Mentre faccio una cosa ne sto già pensando altre 1.000».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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