Il Tirreno

NATURA

Tartarughine toscane, stagione di nuove nate lungo tutta la costa

Claudia Guarino
Il nido di tartaruga marina segnalato e messo in sicurezza sulla spiaggia di Marina di Bibbona, e piccoli di Caretta Caretta dopo la schiusa delle uova in una foto di repertorio
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Il nido di tartaruga marina segnalato e messo in sicurezza sulla spiaggia di Marina di Bibbona, e piccoli di Caretta Caretta dopo la schiusa delle uova in una foto di repertorio

A Marina di Bibbona la covata sfida il freddo: le uova si schiuderanno a ottobre

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Tutto ha inizio con tracce sottili lasciate sulla spiaggia. Non sono difficili da vedere, ma per un occhio inesperto sono quasi impossibili da riconoscere.

Quei piccoli segni sulla sabbia raccontano del passaggio di una tartaruga marina, in viaggio vicino al mare alla ricerca di un luogo per deporre le uova. Fino a qualche anno fa questi animali non nidificavano così a nord. Ma adesso, forse per motivi legati anche all’aumento della temperatura, la Toscana è diventata il loro regno. «Attualmente lungo la costa stiamo monitorando sei nidi», spiega Luana Papetti, responsabile scientifica di Tartamare, associazione grossetana che tra le altre cose studia e monitora i nidi di tartaruga marina, operando sotto il coordinamento dell’osservatorio toscano della biodiversità.

Due nidi, le cui uova dovrebbero schiudersi tra qualche giorno, si trovano a Castiglione della Pescaia, in provincia di Grosseto. Uno è stato trovato a Rosignano, nella baia di Santa Lucia e uno a Rimigliano, nel comune di San Vincenzo. Un altro è a Marina di Grosseto mentre l’ultimo, in ordine di deposizione delle uova, si trova al confine tra Marina di Bibbona e Marina di Castagneto Carducci, in provincia di Livorno. È proprio il nido immortalato nelle foto qui sopra. Ma non è “autoctono”.

«Quelle uova erano state deposte a Rosignano, nella baia di Santa Lucia – spiega Papetti – Ma si trovavano in una zona non sicura, per cui le abbiamo trasferite. Abbiamo scelto quella spiaggia perché ci è sembrata l’area idonea più vicina al luogo di deposizione». E così, transennate e protette da cartelli informativi, tra Castagneto e Bibbona ci sono 93 uova di tartaruga.

Quando ci si avvicina al periodo della schiusa l’associazione Tartamare schiera i suoi volontari in un monitoraggio dei nidi che è h 24. «Ma il nostro lavoro inizia molto prima – racconta Papetti – A inizio giugno comincia infatti il percorso di formazione dei volontari, in modo tale che imparino a riconoscere le tracce delle tartarughe».

Seguite le tracce e individuato il nido, le uova vengono messe in sicurezza. Ed eventualmente trasferite se, per fare un paio di esempi, si trovano in zone troppo affollate o in aree soggette a operazioni di ripascimento. Ed proprio ciò che è successo alle 93 uova di Bibbona. Queste uova peraltro sono state deposte il 4 agosto e, come spiega la responsabile scientifica di Tartamare, tra tutte quelle presenti lungo la costa toscana sono le più a rischio.

Perché le piccole tartarughine per poter sopravvivere hanno bisogno di una temperatura ottimale. Non deve cioè essere troppo freddo. Né troppo caldo. «Generalmente le uova impiegano sessanta giorni per schiudersi – dice Luana Papetti – Dunque quelle che adesso si trovano a Castagneto, essendo state deposte il 4 agosto, dovrebbero schiudersi a ottobre». E da qui a ottobre potrebbe succedere di tutto. Potrebbe anche esserci un calo di temperatura che risulterebbe fatale. Ma la speranza è che tutto proceda per il verso giusto. E che tutte e 93 le tartarughine riescano a uscire dai loro gusci. Pronte a lasciare piccole tracce sulla sabbia mentre prendono la via del mare.

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