Il Tirreno

Orizzonti verticali sotto le torri di San Gimignano

Gabriele Rizza
Un’immagine di “Homing” di Marta Bevilacqua
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Un’immagine di “Homing” di Marta Bevilacqua

Da venerdì a domenica il festival che mette in dialogo teatro, danza, musica e performance artistiche

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Dopo l’intermezzo dello scorso anno, dettato dalle emergenze pandemiche, riprendono quota gli “Orizzonti verticali” di San Gimignano, il festival diretto da Tuccio Guicciardini e Patrizia de Bari, che da venerdì a domenica prossimi declina la sua nona edizione. Spettacoli di teatro e danza, concerti ma anche performance, installazioni, incontri, presentazioni editoriali compongono un fitto cartellone che si snoda lungo un comun denominatore, in maniera immersiva e senza soluzione di continuità, investendo scenicamente tutti gli spazi della città delle torri.

Il festival propone quindi un itinerario suggestivo nei “giardini chiusi” di San Gimignano, in cui confluiscono e si confrontano i vari linguaggi della rappresentazione. Una modalità, questa della “contaminazione”, che fin dal suo nascere caratterizza le traiettorie di “Orizzonti verticali” come una sorta di inprinting artistico e molla creativa.

Dunque il programma inquadra sul versante teatrale una vecchia conoscenza come Giancarlo Cauteuccio, che lasciata la Toscana per la natia Calabria, riporta alla ribalta il suo titolo cult, “L’ultimo nastro di Krapp” di Beckett, che gli valse il successo di pubblico e unanimi riconoscimenti critici. Poi, in prima nazionale, AnniBale Pavone e Sebastiano Geronimo sono i protagoinisti di “L’impiutato non è colpevole”, un lavoro in virtual reality, fruibile cioè grazie a speciali visori, che riaccende i riflettori sulla questione del genocidio armeno, perpetrato a inizio Novecento dai turchi. Mentre un plauso spaciale va agli organizzatori che hanno voluto ricordare, in sintonia con Andrea Mancini, la figura di Giuliano Scabia, artista eccentrico e geniale, recentemente scomparso.

Per la danza arriva per la prima volta in Toscana Marta Bevilacqua con “Homing” una coreografia che affronta il tema della migrazione, intesa non in senso geografico ma mentale, parentesi emotiva che determina scelte e inclinazioni (anche fisiche).

Sono previsti poi gli interventi di Sebastiano Pelli con il suo gigantesco megafono dislocato nella loggia del teatro in piazza Duomo, e di Irene Pittatore, l’artista torinese che presenta due suoi lavori: una performance e una video installazione, frutto di questo lungo periodo di confinamento.

Infine spazio alla musica con i pianisti della Chigiana e di Siena Jazz e alle novità editoriali con Simona Maria Frigerio (“The global city”) e con Francesca De Sanctis (“Una storia al contrario”).

Tutto il programma su www.giardinochiuso.com.

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