Sicurezza
Riccardo Fogli, la voce della nostalgia: «Canto 50 anni di storia»
“Debutto” in Capannina. «Sarà una serata per tutti, nonni e nipoti»
Da “Piccola Katy” a “Tanta voglia di lei” passando da altri successi senza età della musica italiana. Riccardo Fogli la sera di mercoledì 18 agosto sarà sul palco della Capannina di Franceschi che venerdì 20 celebra di 92 anni di attività restando forse il più antico locale al mondo che non ha mai subito trasformazioni pur restando sempre in attività. Un mito della musica italiana nel locale cult per eccellenza: Gherardo Guidi e la moglie Carla, proprietari del locale di Forte dei Marmi, conoscono Fogli dai tempi dei Pooh, il leggendario gruppo di cui era frontman, bassista e voce. Pezzi memorabili, sia dei Pooh che della sua carriera da solista, saranno rievocati da Riccardo che, ci racconta al telefono, è felice di questa presenza in un locale che ama e fa parte della storia della musica italiana e internazionale come la Capannina.
Si è mai esibito alla Capannina? Si dice che sia la prima volta...
«Conosco bene la Capannina, un mito sempre sulla breccia. Ma vi rispondo (e ride, ndr) con una frase di Fiorello. Dio è in cielo e in ogni luogo. Ma i Pooh, di cui con orgoglio ho fatto parte, in quei luoghi ci hanno suonato almeno cinque volte... Posso aggiungere che vado volentieri alla Capannina».
Sarà protagonista della cena-spettacolo del compleanno.
«Faremo un concerto dal vivo. Insieme a me ci sarà il pianista-tastierista Valentino Favotto, un grande musicista con il quale collaboro ormai da molti anni. Insieme, io con la mia chitarra acustica, racconteremo con canzoni che uniscono più generazioni cinquant’anni di musica e cambiamenti culturali. Canzoni senza tempo, conosciute da chi ha 70 anni ma anche da chi di anni ne ha 20. Questo è il vero potere della musica, quello di unire e di aiutare. Durante la pandemia, se ci pensate, le radio non si sono mai spente».
Invece le discoteche restano chiuse a causa del Covid. Locali vuoti e giovani sulle piazze con la movida. Che cosa ne pensa?
«Che anche con le discoteche chiuse i ragazzi non sono arginabili. Hanno voglia di vivere, anche noi a 20-30 anni volevamo uscire, stare insieme. Ci dicano chiaramente cosa dobbiamo fare in questa situazione. È chiaro che i giovani siano i primi a ribellarsi, è sempre stato così, anche con le rivoluzioni».
Un’estate ricca di concerti, nonostante il Covid, per una serie di appuntamenti in giro per l’Italia. Ma lei si è vaccinato contro il Covid?
«Certamente, ho fatto Astrazeneca. Sui vaccini ho il mio punto di vista ma sono pronto a rispettare anche chi la pensa diversamente. Però sulla mia auto, quando mi sposto da una serata all’altra o anche nel tempo libero, preferisco ospitare amici e musicisti vaccinati. Lo vediamo tutti i giorni, è necessaria ancora tanta prudenza contro questo virus».
Quando chiude i suoi impegni estivi?
«Ho concerti fissati fino alla fine del mese, ho un calendario aperto, vado dove mi chiamano. L’importante era non fermarsi, salto da un posto all’altro spesso facendo tanti chilometri. È un’estate difficile ma ho fatto concerti per 200-300 persone all’interno di giardini, parchi, in luoghi che prima non venivano usati per i concerti. Posti a sedere, rispetto dei protocolli. La passione per la musica non può essere fermata nemmeno da questo virus».
Ha impegni per il prossimo autunno?
«Sì, uno in particolare. Mia figlia di nove anni mette da parte ogni giorno per me dai 20 ai 25 bacetti. Appena mi fermo, intorno al 28 agosto per lei sarà una festa. Dobbiamo recuperare il tempo perduto. Farò un bel pieno di bacetti».
Nuove produzioni artistiche in vista?
«Dopo una breve pausa torno in sala d’incisione, sto lavorando a un nuovo disco. C’è in ballo anche un progetto letterario, un libro a cui tengo molto». Pochi mesi fa è uscito il nuovo singolo “La Tenerezza 93”, una sincera lettera di scuse destinata al figlio Alessandro. Il brano è stato scritto due anni prima della reunion con i Pooh, ma mai era stato inciso.
Progetti insieme ai Pooh?
«I Pooh sono qualcosa di speciale, come una famiglia per me e lo saranno per tutta la vita. È un legame inscindibile. La morte di Stefano D’Orazio (all’inizio dello scorso dicembre) ci ha segnato. Abbiamo perso un fratello, un compagno di 55 anni di vita, il testimone di tanti momenti importanti, ma soprattutto, uno di noi».
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