Il Tirreno

Fra rime e sberleffi il Bruscello ritrova “Bertoldo”

Gabriele Rizza
Una passata rappresentazione del Bruscello
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Una passata rappresentazione del Bruscello

Teatro popolare sul sagrato del Duomo a Montepulciano da giovedì a Ferragosto si rinnova l’antica tradizione

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A Montepulciano si rinnova l’appuntamento con il Bruscello Poliziano. La Compagnia Popolare torna in piazza Grande da giovedì 12 a Ferragosto con uno spettacolo che rispetta le regole imposte dai tempi, si rimodella alla luce degli ultimi protocolli in termini di sicurezza mantenendo però intatte l’originalità e la portata popolare che da sempre lo caratterizzano.

Originario della Valdichiana, il Bruscello prende origine dalle antiche rappresentazioni medievali legate alla cultura contadina, versi cantati e recitati da attori rigorosamente non professionisti. Una forma di spettacolo dal vivo che, così come oggi si rappresenta, vide la luce nel 1939 con l’obiettivo di raccogliere fondi da destinare al completamento della facciata del duomo del paese. Da allora sono passati più di 80 anni durante i quali il Bruscello, se da una parte rievoca la tradizione dei poemi cavallereschi e dei libretti operistici, dall’altra sperimenta nuove formule e linguaggi, sia sul fronte musicale che sul versante drammaturgico.

Le storie che vengono rappresentate sono quelle legate ai reali di Francia, ai drammi dei personaggi raccontati da Dante, sono leggende popolari condite da spunti farseschi, burla e sberleffi. Con il repertorio si è evoluto anche lo stile del Bruscello, che da “statico” è diventato “dinamico”. Così da una sola romanza, che segnava le prime edizioni, le tracce della narrazione si sono allargate nel corso dei decenni: le scene vengono cantate senza interruzione mentre i personaggi acquistano una più precisa identità. Il Bruscello Poliziano si trasforma in spettacolo totale, i libretti non vengono più scritti dal curato di campagna, dal fattore o dal farmacista, le fonti si allargano e i testi acquistano una dimensione drammatica e letteraria ben più robusta, mentre le scenografie si fanno imponenti, i costumi sfarzosi, il rapporto fra attori e spettatori più diretto e partecipato.

Lo spettacolo che ora si installa sul sagrato del duomo ritrova un classico titolo, già solcato negli anni “Bertoldo”, in una nuova versione diretta da Marco Mosconi, arricchita dalle coreografie Maria Stella Poggioni sulle musiche originali di Alessio Tiezzi. «Sarà un allestimento nel segno della tradizione – spiega Mosconi – cercando di evitare il più possibile le scene di contatto, sfruttando tutto il maestoso palco che offre il sagrato di piazza Grande».

Info 0578 758529.

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