Il Tirreno

Cala il sipario sulla grande danza, ci ha lasciato Micha van Hoecke

federica lessi
Micha van Hoecke, nato a Bruxelles il 22 luglio 1944 da padre belga e madre russa, dal 1986 viveva in Italia
◗
Micha van Hoecke, nato a Bruxelles il 22 luglio 1944 da padre belga e madre russa, dal 1986 viveva in Italia

Il coreografo, che da anni viveva e lavorava a Castiglioncello, stroncato da un tumore a 77 anni

4 MINUTI DI LETTURA





ROSIGNANO. Ha incarnato l’artista internazionale, con la sua conoscenza profonda di arti come la danza, la musica e il cinema, il suo immaginario potente e nutrito di varie culture, la sua capacità di essere cittadino del mondo. E da vero maestro, se n’è andato quando cala il sipario. Micha van Hoecke è morto intorno alle 23 di sabato all’ospedale di Massa dov’è era ricoverato per un tumore. Aveva 77 anni.

Figlio di un pittore belga e di una cantante russa, fin da bambino parlava francese e russo, era cresciuto nella Parigi degli anni Cinquanta tra gli immigrati, entrando in compagnia con Roland Petit nel 1960, debuttando nel cinema a 15 anni, per poi essere diretto da Claude Lelouch, per cui nel 1981 firmerà la coreografie del film “Bolero”. Conobbe Maurice Béjart a 13 anni nel 1956, e lo seguì a Bruxelles nel “Ballet du XXè siècle”, fino a diventare il direttore artistico del centro multidisciplinare Mudra, fondato dal grande coreografo in Belgio. Seguendo la libertà che è sempre stata un suo segno distintivo fin da bambino, lasciò la scuola Mudra per seguire la propria creatività con un gruppo di allievi fidati – che nel 1981 diventeranno l’Ensemble di Micha van Hoecke – prima in Francia e poi in Italia, paese dove ha sempre desiderato vivere.

Rosignano nel 1986 aveva accolto la sua aspirazione e qui ha vissuto con la moglie, la danzatrice giapponese Miki Matsuse, alternandosi con Roma, Ravenna e i maggiori teatri italiani.

Micha era un artista “totale”, esaltato fin da giovanissimo dall’atmosfera dei Balletti Russi che ancora si respirava a Parigi, aveva seguito Béjart nella raccolta di questa eredità, facendo convergere nei suoi spettacoli gesto, parola, musica, danza, in un’esperienza di teatro totale. La nostalgia per la sua anima russa e il suo potente mondo di memorie infondeva suggestioni a coreografie fortemente gestuali, trasmettendo la «commozione profonda verso l’essere umano» che era il tratto prevalente del suo teatro. «Quando lavorava era al cento per cento, non esisteva altro e il tempo non contava – racconta Alessio Pizzech, suo assistente ne “La dernière danse?”, oggi direttore del teatro “De Filippo” a Cecina – la sua creatività nasceva con i danzatori, che erano veri interpreti dell’opera e non eseguivano un compito. Dava un gesto, un movimento o un suono e non voleva che tu fossi solo un esecutore. In questo è stato uno dei padri del nostro territorio». Fino dagli anni Ottanta sono stati memorabili i suoi cavalli di battaglia come “Mensiuer Mensieur” (1981) e “La dernière danse?” (1982 e 1984, ripresa nel 1996). Fine conoscitore della musica, Micha strinse una solida amicizia con Riccardo Muti e la moglie Cristina Mazzavillani, direttrice di Ravenna Festival, per cui concepì creazioni straordinarie come “Adieu à l’Italie” che nel 1992 ricevette il premio della critica italiana per la migliore coreografia moderna.

Dal 1990 al 2006 le coreografie che nascevano a Castiglioncello venivano presentate in anteprima al pubblico del Castello Pasquini e poi a Ravenna Festival. Opere che portavano avanti l’idea di viaggio come “Pèlerinage” (1997), surreali come “Pierrot Lunaire” (1998), sontuose come “Maria Callas, la voix des choses” (2003) e potenti come “Regina della notte” (2006). Dopo una lunga collaborazione, nel 2016 Micha ricevette il premio fedeltà per 27 anni di collaborazione con il Ravenna Festival, entrando tra gli amici onorari.

Nelle stagioni estive al Pasquini furono applauditi anche “Ducha” (1983), “Il cappotto e il naso” (1987) con Franco di Francescantonio, “Voyage” (1989), “La salle des pas perdus” (1999), “Au cafè” (2005). Nella coreografia di Bèjart da Beckett “L’heure exquise” fu in scena con Carla Fracci, amica di lunga data come Luciana Savignano. Micha lavorava anche con molti teatri nazionali: per il Teatro Massimo di Palermo, dove fu coreografo principale dal 1999, realizzò le coreografie per la prima del Teatro alla Scala con le opere dirette da Muti “Ifigenia in Aulide” (2002) e “Moïse et Pharaon” (2003), mentre con l’Ensemble creò i balletti per il concerto di capodanno 2005 al Teatro La Fenice. Nel 2001 ricevette il premio del Giornale della Danza GD Awards come miglior coreografo, mentre nella stagione 2010-2014 fu direttore del corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini