Lutto
Sviluppo sostenibile, clima, inquinamento ora si studiano in un nuovo Master a Pisa
Il corso partirà a febbraio, le iscrizioni entro il 15 dicembre: il percorso è aperto a tutti i laureati in qualsiasi disciplina
Sara Venchiarutti
pisa. “For a better life”. Per una vita migliore. Difficile immaginarla con un Pianeta sempre più inquinato. E infatti è questo il motto che accompagna il nuovo Master dell’Università di Pisa, annuale e in modalità a distanza, online, sui temi dello Sviluppo sostenibile e Cambiamento climatico che prenderà il via nel febbraio 2022; sono già aperte le iscrizioni, che termineranno il 15 dicembre prossimo.
Una novità per il panorama formativo italiano che non a caso nasce a Pisa, con un percorso didattico interdisciplinare ispirato all’Agenda 2030 e ai 17 Obiettivi di Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Tutti temi di stretta attualità nelle agende dei Paesi a livello internazionale, mentre aumentano le risorse destinate a un’economia più sostenibile. E infatti non mancano né i partenariati con le aziende né le possibilità occupazionali dopo il Master, aperto a tutti gli interessati in possesso di laurea magistrale (II livello) in qualsiasi disciplina. Con una formula “weekend” (lezioni il venerdì e il sabato) che mira a intercettare sia studenti freschi di laurea, sia già inseriti nel mondo del lavoro.
gli obiettivi
«La formazione di esperti capaci di comprendere e gestire in autonomia la complessità dello sviluppo sostenibile, con particolare riferimento agli impatti sociali, ambientali, economici e culturali che ne sono alla base e alimentano le incertezze legate ai cambiamenti climatici», questi gli obiettivi del Master come spiega Giacomo Lorenzini, docente di Patologia vegetale del Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali dell’ateneo pisano e direttore del corso. «Si tratta di una preparazione multidisciplinare in termini di analisi, progettazione e gestione di attività ecosostenibili. NextGenerationEu, uno strumento da 750 miliardi di euro, è pensato proprio per stimolare una ripresa sostenibile, inclusiva ed equa, e tutte le missioni del Piano, dalla transizione ecologica all’equità sociale, dall’urbanizzazione smart alla digitalizzazione, sono connesse con i temi dell’Agenda 2030. A Pisa – continua Lorenzini – c’erano già numerosi gruppi di ricerca, interdisciplinari, focalizzati su questi temi, oltre ai due centri interdipartimentali specifici, e l’ateneo avverte la responsabilità di trasferire le proprie competenze in merito. È poi in avvio anche un nuovo corso di dottorato di ricerca nazionale, che vede tra i protagonisti pure l’ateneo pisano. Partendo da tali considerazioni, anche su sollecitazione di giovani laureati, è nato questo Master».
teoria e pratica
Tanti gli argomenti trasversali e le competenze da acquisire: fonti rinnovabili, sostenibilità energetica, clima e risorse idriche, effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi, politiche di mitigazione e compensazione, consumo di suolo. Ma anche sviluppo sostenibile, smart cities e aspetti legati alla produzione agricola e alla salute, solo per fare qualche esempio. Alla base del percorso c’è però l’idea del “sapere-e-saper fare” grazie alle numerose opportunità di stage: «Il master – sottolinea il professor Lorenzini – mette in stretta connessione teoria e pratica attraverso un ricco partenariato con decine di soggetti pubblici o privati, anche di respiro internazionale. Queste realtà contribuiscono alla docenza non accademica, con testimonianze aziendali, istituzionali e professionali, e, al termine, sono disponibili a ospitare gli allievi per lo stage esterno».
sbocchi occupazionali
«La sostenibilità non è più un optional – continua il professore – Già il 40% delle imprese italiane dichiara di integrare la sostenibilità nel proprio core business. Un elemento quindi irrinunciabile nelle strategie produttive. Le aziende devono prepararsi a un vero salto culturale. Molte sono già dotate di una policy ad hoc e altrettante hanno investito in iniziative specifiche. Si parla di tutti i settori, dall’agroalimentare al fashion, dalla logistica all’industria pesante. In un contesto in veloce mutazione il consumatore ha raggiunto un grado di sensibilità determinante anche nel momento dell’acquisto e le aziende impegnate nella sostenibilità ambientale e sociale fanno registrare variazioni positive del fatturato assai superiori rispetto a quelle non “coperte” su questo versante. Il 65% delle vendite totali nel largo consumo proviene da marche impegnate nell’ambiente o nel sociale. L’essere eco-friendly è un importante driver d’acquisto. E l’impegno etico, tra gli aspetti della sostenibilità, diventa premiante anche nel messaggio pubblicitario». —
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