Il Tirreno

l’intervista 

«Sogno di tornare nella mia Orbetello» Ciabatti e i libri «che devono turbare»

Ivana Agostini
«Sogno di tornare nella mia Orbetello» Ciabatti e i libri «che devono turbare»

La scrittrice racconta il difficile rapporto con la sua città la delusione per lo Strega e presenta il nuovo romanzo

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Ivana Agostini

Teresa Ciabatti è nata e cresciuta a Orbetello. Vive a Roma dove si è trasferita quando aveva 16 anni. Dopo 15 anni di gavetta è arrivata ad avere una sua dimensione nel mondo della letteratura italiana e internazionale. Tra i suoi romanzi: “Il mio paradiso è deserto” (Rizzoli), “Tuttissanti” (Il Saggiatore), “Matrigna” (Solferino). Con “La più amata” (Mondadori) è stata finalista al Premio Strega nel 2017. Collabora con il “Corriere della Sera” e con “La Lettura”. Questa sera, per Capalbio Libri, alle 19,30 in piazza della Repubblica a Borgo Carige, con Guido Maria Brera e la conduzione di Daniela Mecenate, presenta la sua ultima fatica letteraria: “Sembrava bellezza”.

Ad accoglierci tra le pagine di questo romanzo è una donna, una scrittrice, che dopo essersi sentita ai margini per molti anni ha finalmente conosciuto il successo. Vive un tempo ruggente di riscatto, che cerca di tenersi stretto ma ogni giorno le sfugge un po’ di più. Proprio come la figlia, che rifiuta di parlarle e si è trasferita lontano. Ciabatti deve quello che è adesso proprio alle sue origini orbetellane. Al momento, però, il suo rapporto con la città natale non è idilliaco a causa di un suo libro, “La più amata”, nel quale si trova descritta anche la figura del padre, Lorenzo Ciabatti, ex primario dell’ospedale di Orbetello. In riva alla laguna, era ritenuto un medico benefattore, nel libro non è solo questo. Da qui l’ira dei paesani contro la scrittrice, accusata di aver intaccato un mito.

Teresa Ciabatti, com’è adesso il suo rapporto con Orbetello?

«So di non essere molto amata. Hanno preso male il mio libro. Da un lato mi dispiace ma dall’altro la cosa mi commuove e mi intenerisce. Non tutto quello che è scritto nel libro è verità. Racconto di una mente mitomane. C’è un’alterazione della realtà. C’è gioco e provocazione. Non è possibile prendere il libro come una verità assoluta. Quelli trasferiti nel libro non sono solo ricordi reali. Io ho amato mio padre e lo amo ancora. Gli esseri umani però hanno luci e ombre. Mi commuove l’idea che abbiano voluto difendere mio padre. In fondo in ogni mio libro torna il riferimento a mio padre, alle mie origini. Mi affascina studiare per scrivere delle malattie mentali, degli ospedali, dei medici. Gli sono vicino anche senza nominarlo».

Il rapporto con Orbetello si potrà ricucire?

«Il mio sogno è di poter presentare un mio libro a Orbetello o a Grosseto. Sono consapevole che ci vorrà del tempo e altri libri che facciano capire cosa sto facendo. Forse allora potrò tornare a Orbetello. Ci tengo molto. Ci sono molto legata. Questo fatto di poterli presentare ovunque ma non a Orbetello mi fa soffrire. A 16 anni, quando andai a Roma, ai Parioli, arrivare da Orbetello era una vergogna. Facevo di tutto per nascondere che arrivavo dal paese. Ci ho messo anni per capire che le mie origini, invece, sono state ciò che mi hanno resa quella che sono adesso, anche come scrittrice, anzi, quelle che mi hanno reso una scrittrice. Io devo tutto a Orbetello».

Adesso Teresa Ciabatti ha trovato una sua dimensione come scrittrice?

«Ho impiegato anni per trovare la mia voce. Per 15 anni, come scrittrice, ho vissuto nel buio. Non ero letta, non ero tradotta. Ma questi 15 anni di buio mi hanno dato la forza di essere quella che sono adesso. Ho imparato a rialzarmi dopo le cadute. Al liceo ai Parioli non esistevo. Forse senza quel vissuto non avrei la fantasia e adesso non farei la scrittrice».

Cadere e rialzarsi, proprio come dopo l’esclusione dai finalisti del Premio Strega?

«Sono stata al Premio Strega per la seconda volta. Ho impiegato tanti anni per trovare la mia voce nella letteratura. Adesso l’ho trovata. Forse non sono adatta ai votanti del Premio Strega. È stato un dispiacere relativo. In questo momento storico, ma anche in generale, i dolori sono altri, non l’esclusione dalla finale del Premio Strega. Anche questo è un segno di vitalità per uno scrittore. Io voglio che la letteratura turbi, sconvolga. Non scriverò mai un libro rassicurante. Continuerò per la mia strada».

Teresa Ciabatti al momento sta lavorando a due libri. A fasi alterne lavora a uno o all’altro. In questi giorni ha ripreso a lavorare al testo che parla proprio di Orbetello, del suo trasferimento a Roma. Forse potrebbe essere la volta buona per presentarlo nella sua città natale. —

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