Il Tirreno

Belli e la storia di A La mosca che “spia” gli artisti parigini

Matteo Bianchi
Belli e la storia di A La mosca che “spia” gli artisti parigini

A Mardilibri il direttore artistico dell’Elba Book festival presenta il suo libro con le illustrazioni di Lunghi

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Portoferraio. Dalle piccole cose quotidiane alle parole per nominarle. Il nuovo racconto illustrato di Marco Belli, Storia di A. (Graphe. it), riecheggia l’uso delle sfumature che si permetteva sulla pagina un illustre parigino, Raymond Queneau; perché sono i dettagli e l’uso che ne fa lo scrittore a stravolgere l’esistenza dei suoi stessi personaggi e, al contempo, lo sguardo di chi li segue tra le righe. Il direttore artistico di Elba book festival presenta il libro oggi, alle 19, inaugurando il palinsesto agostano di “Parole in clessidra”, il ciclo di incontri con l’autore che la libreria Mardilibri organizza a Portoferraio. Insieme a lui ci saranno l’illustratrice Camilla Lunghi e Antonella Giuzio a moderare.

«A chi non è mai capitato di voler essere una mosca, anche per pochi istanti, così da esplorare scenari normalmente inaccessibili? A. è una mosca singolare, costruita con il filo di ferro di una gabbietta di champagne raccatta da terra – esordisce Belli – la medesima che racchiude il tappo della bottiglia. Il destino di A. è quello di osservare: a dare la vita all’insetto è stato un poeta ignoto, che nessuno voleva pubblicare, un tale Lucien Huître, che sgrovigliando la gabbietta si è ferito la mano e con una goccia di sangue l’ha animata». Il demiurgo malinconico passa tutto il giorno ai tavolini di un bistrot del quartier latin, a Parigi, a scrivere le sue miette, le sue briciole. I suoi brevi componimenti poetici di appena sedici parole catturano aspetti della realtà a cui difficilmente qualcuno dedicherebbe dei versi: un cacciavite, la polvere nell’aria in un determinato corso della ville lumière alle 17,22, il bocchino di una pipa.

«Quando ho immaginato la Storia di A. ho pensato che i disegni degli intellettuali che conoscerà la mosca durante il suo volo esistenziale fossero indispensabili per renderlo convincente. La contaminazione tra due forme di linguaggio differenti, ma complementari, mi ha sempre affascinato». Il mondo della patafisica (termine coniato dallo scrittore francese Jarry per indicare la «scienza delle soluzioni immaginarie»)è fondamentale nel racconto: non è un caso che la postilla finale sia stata firmata da Antonio Castronuovo, uno dei maggiori esperti italiani del Collège.

«La cultura francese del primo Novecento è stata uno dei punti di riferimento della mia produzione – conclude Belli – specialmente le avanguardie, dai dada ai surrealisti. La mosca nasce nel 1916 e segue una serie di autori che hanno avuto collegamenti tra loro e che ho nutrito con le mie ossessioni». L’ultimo che incontra è Emil Cioran, filoso romeno che mai ha smesso di prosare in francese, pubblicato in Italia nei primi anni ‘80 da Adelphi grazie all’esplorazione lungimirante e persuasiva della letteratura mitteleuropea di Roberto Calasso, scomparso giovedì scorso. –

Matteo Bianchi

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