Il Tirreno

Il pianista toscano dal tocco jazz: «Tutto merito del mio prof di filosofia»

ELENA TORRE
Il pianista toscano dal tocco jazz: «Tutto merito del mio prof di filosofia»

Daniele Gorgone, 44 anni, livornese, sempre più al livello dei big: «E ho scoperto questa musica per caso...». Via al suo il tour

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Si chiama Daniele Gorgone, ha 44 anni, è livornese ed è un pianista energico e brillante, tra i musicisti jazz che più hanno a cuore il senso della tradizione e della cultura del jazz americano nel nostro paese.

«Sono un ragazzo ormai maturo – sorride Gorgone – come tutti i musicisti con tanti sogni, molti dei quali realizzati alcuni ancora da realizzare, però mi considero molto fortunato perché riesco a fare un lavoro che per me è anche una passione e un divertimento. Tanti mi definiscono un godereccio compulsivo, mi piace tutto quello che provoca gioia. Nell'ambito lavorativo amo molto condividere esperienze, situazioni ed emozioni con colleghi sia italiani che esteri, sia sul palco, che al di fuori della musica; anche perché poi la musica viene fuori meglio quando riesci a condividere altre cose. Mi considero un livornese doc perché devo tanto a Livorno. Ci ho fatto la scuola e a Livorno sono cresciuto musicalmente, anche se ora abito in Versilia».

Il 1° luglio è uscito il suo nuovo disco. “River Dance”, prodotto dall'etichetta inglese DDE records di Mike Generale. Al disco hanno partecipato oltre a lui che suona il piano, Marco Piccirillo al contrabbasso, Pasquale Fiore alla batteria e un ospite internazionale super conosciuto come il trombettista Flavio Boltro (che ha fatto parte del sestetto del grande pianista Michel Petrucciani). «Nel disco – spiega – ci sono una serie di brani, fra i quali alcuni originali miei, vari standard jazz riarrangiati, un brano Funk anni 70, un brano con tempi dispari. Si tratta di un disco che comprende svariate facce della mia personalità artistica, è stato registrato praticamente quasi alla fine della pandemia, quindi ho avuto la possibilità di avere tempo, concentrazione e ispirazione per poter sistemare bene i brani e riarrangiarli per tutti gli strumenti». In Toscana avremo modo di applaudirlo dal vivo stasera alla Fortezza vecchia di Livorno, il 31 a Licciana Nardi (Massa Carrara), il 2 agosto alla Versiliana.

Ma come nasce la passione per il jazz? «Il mio professore di filosofia durante le spiegazioni di Leibniz e Spinoza, citava Charlie Parker e Thelonious Monk che, alla maggior parte della classe, se non a tutti, non dicevano niente. Quindi io il mio compagno di banco iniziammo a cercare chi fossero questi Charlie Parker, Dizzy Gillespie e da lì abbiamo capito che dietro c'era un mondo pazzesco, chiamato appunto Jazz. Poi successe che il fratello più grande del mio compagno di banco, anche lui studente di quel liceo, era già un chitarrista affermato di jazz e quindi in casa ci faceva trovare vari vinili, dischi, cd e quindi da lì abbiamo cominciato approfondire la cosa ed è nato un amore a prima vista. Così in prima e seconda liceo ci ascoltavamo i dischi di Duke Ellington, di Dizzy, di Charlie Parker. Poi ho avuto la fortuna e l'onore di collaborare con diversi musicisti americani di rilievo e fama internazionale. Negli anni successivi poi ho capito che il grande musicista lo vedi quando in quelle situazioni riesce a tirare fuori il meglio di sé». —

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