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l'intervista

La Tosca di Stefania Sandrelli: «Coraggiosa e moderna»

Ilaria Bonuccelli
Stefania Sandrelli e un momento di Tosca, in cartellone questa sera, venerdì 23, a Torre del Lago
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Stefania Sandrelli e un momento di Tosca, in cartellone questa sera, venerdì 23, a Torre del Lago

Ecco il debutto da regista. «Scola mi disse: perché non ci provi»

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Inafferrabile Tosca. Invincibile, alla fine. Anche sulla morte, che non riesce ad artigliarla. Velo che sfuma sullo sfondo di Castel Sant’Angelo. Artista e donna che non si piega alla violenza. Ecco la Tosca secondo Stefania Sandrelli, al suo debutto nella regia d’opera per l’apertura della nuova stagione del festival Puccini di Torre del Lago. Stasera alle 21,15, Stefania Sandrelli debutta nella regia lirica, ma non è a digiuno d’opera. C’è cresciuta con Puccini, con il nonno che le cantava le arie del Maestro. E vanta un padrino (emotivo, affettivo, artistico) d’eccezione: Ettore Scola che proprio a Torre del Lago, quando firmò la regia della Bohéme le disse: “Stefania, ma tu sei di qui. Devi farla una regia”. Come ignorare uno stimolo del genere? Impossibile per Stefania Sandrelli che alle donne ci tiene davvero. E non da ora. Giovanissima, è protagonista di “Divorzio all’italiana”, il film capolavoro di Pietro Germi sul delitto d’onore (reato scomparso dal codice penale solo 40 anni fa). E nel 2010 firma la regia del film Christine Cristina, su Cristina da Pizano, italiana cresciuta alla corte di Carlo V di Francia: rifiutata dai nobili alla morte del re, una volta accolta da un menestrello e da una lavandaia inizierà a comporre versi. Ora l’incontro del destino con Tosca. Forte, coraggiosa, passionale. E simbolo ancora della resistenza al potere e allo stupro.

Perché Stefania Sandrelli sceglie Tosca per il debutto nella regia d’opera?

«Perché è l’opera che mi piace di più. Certo le arie di Bohéme per me sono speciali. Quando Ettore Scola fu invitato a curarne la regia qui a Torre del Lago, mi invitò alla prima. Fu in quell’occasione che mi disse: “Fai una regia d’opera”. Gli risposi: “Ma dove lo trovo il tempo?”. Invece eccomi qui, in un periodo strano della mia vita nel quale mi trovo, per la prima volta a occuparmi di due progetti contemporaneamente. Sto anche girando un film delizioso, di Gianni De Gregori, ma non potevo dire di no a Tosca».

Non è semplice confrontarsi con Tosca. Tantomeno trovare nuove chiavi di lettura.

«In questo ci ha aiutato Puccini. Il Maestro ha scritto molte note sullo spartito. A proposito del barone Scarpia (il “cattivo” dell’opera, ndr) ci scrive che è un misogino, che odia le donne ma anche gli artisti. Per questo è così accanito contro Tosca (una cantante) e contro il suo compagno, Cavaradossi, pittore e rivoluzionario. Questo aspetto non è mai stato messo in evidenza. Poter rivelare aspetti “inediti” dei protagonisti di un’opera così importante ci consente di tenerla “viva”, attuale, dinamica. Scarpia ad esempio è un violento che accartoccia gli spartiti, che butta i fogli d’arte per terra».

Un violento in ogni sua azione. E la sua vittima prediletta è Tosca.

«Ma la bellezza di Tosca è che si ribella a Scarpia che tenta di usarle violenza. Tosca è una donna che non cede, non accetta compromessi con il potere in un’epoca nella quale era di routine vendersi per una carriera a teatro. Invece lei non si piega. E quando è messa alle strette, uccide».

Però, alla fine muore.

«Muore dopo che si è accorta che è stata ingannata e che Cavaradossi è stato ucciso. Cavaradossi, più navigato di lei, sembra intuire che non ci sarà vera possibilità di fuga per loro due. È più navigato, ha come un presentimento. Tosca ci crede, invece. Ma quando viene scoperto l’assassinio di Scarpia e gli sbirri la inseguono si suicida».

Quindi viene sconfitta?

«No. Perché quando muore sale un velo. La scena ha un alone ascetico: è come se morisse un angelo».

Tosca, comunque, è una donna.

«Una donna con qualità moderne: coraggio, dignità, forza, passione. È la donna che non accetta compromessi. Nessuna donna dovrebbe essere costretta a stare con un uomo che trova ributtante. Invece anche oggi tante donne sono obbligate a fare il contrario, per tanti motivi. Anche perché non hanno alternative. Ma queste situazioni sono intollerabili. Inaccettabili come i femminicidi».

E come ci accorgiamo che la “sua” Tosca è una donna così?

«Ci se ne accorge da tutti i segnali che abbiamo “disseminato” lungo l’opera. Dal suo abito, dal colore fucsia che appare in ogni atto, perfino all’interno della chiesa di Sant’Andrea della Valle. Il colore ci guida, un po’ come la panchina rossa che abbiamo messo al festival Puccini».

Quindi lo capiremo senza problemi?

«Sì, perché questa sarà una Tosca per tutti. E sarà bellissima». —

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