Il Tirreno

Strazio per la morte di Libero De Rienzo talento del cinema fuori dagli schemi

Napoletano di 44 anni, la procura indaga sulle cause  Un anti-divo nel cui volto si identificò una generazione 

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ROMA. Quarantaquattro anni fuori dagli schemi, fuori dal jet-set. Con un talento straordinario, a volte forse non valorizzato come avrebbe dovuto. Se ne va così Libero De Rienzo, trovato senza vita nella sua casa di Roma. Un malore, pare. Ma per chiarire le cause della sua prematura scomparsa la procura di Roma ha aperto un fascicolo per “morte in conseguenza di altro reato” e disposto l’autopsia. Qualunque sia il motivo, la sua morte lascia sgomento il mondo dello spettacolo e i fan. Così tanti che forse neanche lui pensava di averne, di essere così amato, di essere entrato nella vita di molti, soprattutto di una generazione che si è identificata con alcuni dei personaggi più iconici da lui interpretati. Come Bart, il 30enne svogliato e sarcastico di “Santa Maradona”, spalla di Stefano Accorsi ma diventato, nell’immaginario comune, praticamente il protagonista. O in “Fortapàsc” Giancarlo Siani, il giornalista ucciso dalla Camorra. E ancora il Bartolomeo di “Smetto quando voglio”, economista che cerca di applicare al poker le sue abilità nel calcolo matematico.

De Rienzo, Padre di due figli, era sposato con la costumista Marcella Mosca. Nato a Napoli nel 1977, il suo volto sfonda nell’immaginario del grande pubblico nel 2002 quando per l’interpretazione in “Santa Maradona” vince il David di Donatello, premio a cui sarà candidato per altre due volte. Cresciuto nel quartiere di Chiaia, si era appassionato alla recitazione seguendo le orme del padre, Fiore De Rienzo, giornalista, autore e regista.

Considerato tra le più autentiche promesse del cinema italiano, ribelle a ogni convenzione, intellettuale rigoroso nonostante l’apparenza scapigliata, sempre in cerca di sceneggiature adatte alla sua personalità prorompente, non sfrutta subito l’improvvisa popolarità. L’esordio sullo schermo è del 1999, con “La via degli angeli” di Pupi Avati, ma il successo arriva appunto con il primo film di Marco Ponti nel 2001 e prosegue con il secondo, “A/R Andata + Ritorno” del 2004. Nel 2009 incontra Marco Risi e la storia del cronista napoletano Giancarlo Siani, vittima della camorra: è l’avventura di “Fortapasc” regala la sua interpretazione più bella e matura, rendendo il suo personaggio un autentico eroe del quotidiano. Da quel momento lo adottano gli autori della nuova generazione: Ivan Cotroneo (”Kriptonite”), Valeria Golino (”Miele”), Giorgia Farina (”Ho ucciso Napoleone”). Il sodalizio con Sidney Sibilia ne fa uno degli improbabili eroi della trilogia di “Smetto quando voglio”, la conferma definitiva di un talento luminoso. Capace di interpretazioni comiche, grottesche, ma anche drammatiche, oltre al cinema colleziona diverse interpretazioni per la televisione. È anche sceneggiatore e regista e attore nella pellicola “Sangue – La morte non esiste” del 2005 con cui ottiene il Ciak d’oro: opera situazionista in cui traduce con immagini forti una cultura enciclopedica, in parte da autodidatta, senza schemi e totalmente originale.

Il suo film più recente, ancora inedito, “Una relazione”, opera prima da regista di Stefano Sardo. Di lui restano la passione, il talento, la sete inesauribile di comprendere, l’ironia malinconica che accomuna i ricordi di coloro che lo hanno conosciuto. —

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