Gioco
Cristina Donà suona con Saverio Lanza, l’orchestra umana del “deSidera tour”
Il concerto è inserito all’interno del Festival Musicastrada «I nostri sono dei suoni elettronici, ma “preistorici”»
LUCA TRAMBUSTI
La quarta tappa del “deSidera tour” di Cristina Donà sarà domani alle 19,45 a Bientina (Pisa) a Villa Pacini-Battaglia, nell’ambito del Musicastrada Festival. Con le date estive la cantautrice lombarda anticipa l’uscita del nuovo album “deSidera”, prevista a ottobre. In realtà il disco è già stato distribuito ai sottoscrittori del crowdfunding che hanno contribuito alla realizzazione e sarà anche in vendita a ogni concerto.
Il palco di Cristina Donà non prevede alcun assembramento; ci saranno infatti solo la protagonista e il fido Saverio Lanza impegnato all’elettronica, alle chitarre e ai tanti altri strumenti che costruiscono il nuovo suono dell’autrice, quello dell’album in uscita e che viene riportato, riadattandolo, al contesto live. «È uno spettacolo – dice la Donà – con sfumature nuove sia a livello strumentale che musicale. Useremo un’elettronica “preistorica” per creare suoni scelti e curati dal fiorentino Saverio Lanza. Il tutto per accompagnare alcuni dei nuovi brani e quelli del repertorio». “deSidera” è un album che presenta una nuova Donà; un lavoro che arriva a sette anni di distanza dal precedente e contiene nuove visioni.
«Nei testi – dice Cristina – ci sono alcune immagini apocalittiche anche pre-pandemia. Sono figlie di un periodo storico in cui si è sentito il disagio e ciò che vediamo fuori dalla finestra non è tranquillizzante. Ho l’abitudine – continua – a vedere il bicchiere mezzo pieno, in questo caso mi è mancata tale prospettiva. Sono riflessioni personali per sottolineare i nostri difetti anche nei confronti di una società e un mondo che ha bisogno di un passo indietro rispetto al nostro impatto sul pianeta».
Temi complessi che vengono riportati live in un’essenza sonora e umana dovuta a fattori musicali e artistici ma anche logistici. «Abbiamo suonato per tanti anni in duo allargandoci dove possibile e trovando una formula efficace anche per lasciare spazio alla mia scrittura chitarra e voce. In un periodo complesso anche logisticamente e avendo realizzato un album a quattro mani, ancor più ci piaceva la sfida di poter dividere le responsabilità a metà. Inoltre – conclude – diventa una formula snella rispetto ai concerti con più musicisti. Abbiamo preferito arruolare due tecnici fantastici: un fonico e un addetto luci che sono come due musicisti aggiunti». Ma il rapporto con l’elettronica in scena ha radici profonde che così spiega la Donà. «Abbiamo sperimentato l’adattamento del vecchio repertorio con lo spettacolo di danza fatto con il ballerino Daniele Ninarello e la colonna sonora di Saverio (lo spettacolo “Perpendicolare” 2020, produzione della Fondazione Fabbrica Europa di Firenze nda) . Ha funzionato bene e abbiamo continuato». Per questo concerto non va pensato un uso dell’elettronica rigido e “freddo”, ma vivo e in “diretta”.
«Saverio è un’orchestra umana, suona tanti strumenti e da vedere è già uno spettacolo – dice ridendo la Donà -. Elabora suoni in diretta, mettendoci molta improvvisazione sonora. Abbiamo più libertà rispetto alle basi rigide su cui suonare e cantare e che ingabbiano». Solo apparentemente la Donà ha messo da parte la sua anima rock che, spiega, «torna prepotente dal palco. A 53 anni ho sempre più la sindrome di Peter Pan e sento il richiamo del live che mi arriva dalla notte dei tempi ed è figlio degli ascolti rock dell’adolescenza. Il palco è il mio universo parallelo, un modo di esprimere la mia femminilità e sentire completamente il mio corpo, cosa che non sempre mi è possibile nella vita normale». —
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