Il Tirreno

«Che emozioni con Pinocchio e “Se questo è un uomo” Impariamo Dante a memoria»

Elena Torre
«Che emozioni con Pinocchio e “Se questo è un uomo” Impariamo Dante a memoria»

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Elena Torre

Leonardo Gori, fiorentino, 64 anni, è uno scrittore prolifico e capace, i suoi romanzi girano attorno alla figura del capitano dei carabinieri Bruno Arcieri e dagli anni Trenta in poi raccontano la sua vita e quella del nostro Paese con intelligenza e aderenza storica.

LA PRIMA EMOZIONE

«Del primo libro che mi ha emozionato, ricordo solo il titolo: “Batuffolina”, una fiaba per bambini – dice Leonardo Gori – Me lo leggeva mia nonna quando avevo quattro anni. Le chiedevo continuamente di rileggerlo, finché lei non lo gettò gentilmente fuori della finestra. Grandi emozioni, tutte e due: il libro e il gesto della nonna. Imparai che dovevo arrangiarmi da solo. Il primo libro che ho letto davvero, con un coinvolgimento assoluto, è stato “Pinocchio”. Un archetipo, un imprinting anche iconografico, grazie alle illustrazioni di Carlo Chiostri e di Attilio Mussino, che mi hanno condotto anche verso l’illustrazione e il fumetto. “Pinocchio” mi ha certamente cambiato: quanto meno, mi ha aperto gli occhi su una dimensione diversa, inestricabilmente connessa con la realtà, ma allo stesso tempo aliena, magica, inquietante, surreale e meravigliosa».

mi ha cambiato

«Dopo tanta straordinaria letteratura per ragazzi, Jules Verne soprattutto, il primo romanzo dichiaratamente adulto che ha avuto il potere di cambiarmi è stato “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Lo lessi per obbligo, al liceo, ma ancora ringrazio la formativa imposizione del mio professore di allora, insieme ai canti di Dante da imparare a memoria. “Se questo è un uomo” fu una porta che dava accesso a una dimensione non solo letteraria, ma anche storica e politica. Dimensioni che non ho più abbandonato».

il libro sul comodino

«Sul comodino ho molti libri, diversissimi tra loro, e molti aspettano da troppo tempo di essere letti. Ma forse, più spesso, riletti. In cima alla pila, ora, c’è il “Pasticciaccio” di Gadda. Ogni volta che lo riprendo in mano, entro un poco di più in un inestricabile tessuto lessicale e sintattico, in un mondo narrativo densissimo che mi offre lampi improvvisi, visioni nuove».

IL LIBRO DELLA VITA

«Tutti i libri, belli o brutti, sono legati a un momento particolare della vita: come le canzonette, ovvero le nostre moderne madeleines, che hanno il potere di ricondurci irresistibilmente a un istante, a un volto, a un’emozione. Ogni romanzo, ma anche ogni saggio, ogni fumetto che riposa sugli scaffali della mia biblioteca, è legatissimo al momento in cui l’ho comprato. Forse “La talpa” di Le Carré, che cito sempre come il mio modello inarrivabile di scrittura “di tensione”, è quello che mi ha fatto capire di più e meglio che letteratura “alta” e “di genere” sono solo steccati posticci. Anche “Il nome della rosa” di Eco ha avuto per me la stessa valenza, e forse ha contribuito a darmi la forza (l’incoscienza) di provare a percorrere la stessa strada. Oggi credo che i miei amatissimi Giorgio Bassani, Vasco Pratolini, Graham Greene, ma anche i contemporanei autori “noir”, specie italiani, appartengano ad un unico “genere”, quello della letteratura autentica».

il libro del cuore

«“Il giardino dei Finzi Contini” è senz’altro il libro del cuore, da sempre. Ma un po’ tutto il Romanzo di Ferrara di Bassani, con la possibile eccezione de “L’airone”. Micol Finzi Contini, Alberto, Malnate, il narratore, fanno parte del mio immaginario, miniere di caratteri a cui continuo a rubare dei tasselli, per farli rifluire nelle mie narrazioni: perché il piccolo si abbevera dal grande».

da consigliare

«Dobbiamo leggere l’Iliade, l’Odissea e la Divina Commedia. E imparare qualcosa a memoria. Dicevo prima che il mio professore ce lo imponeva, al liceo. Chi può dimenticarsi di Paolo e Francesca? Grazie al mio professore, i due “che insieme vanno” sono sempre con me, posso dialogare con loro anche senza il testo sotto mano. Esattamente come Primo Levi, nell’inferno di Auschwitz, recita “Lo maggior corno della fiamma antica” del canto di Ulisse al giovane in coda con lui, per la tragica selezione. Il giovane deve conoscere, prima di morire. Tutti noi dobbiamo conoscere». —

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