Il Tirreno

entrerÀ in carica a marzo 2022 

Il Maggio programma il suo futuro Daniele Gatti direttore principale

Gabriele Rizza

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FIRENZE. Si presenta carico di idee e di progetti Daniele Gatti al debutto come direttore principale del Teatro del Maggio. Alle spalle una carriera prestigiosa che lo ha visto trionfare a Londra, Parigi, Vienna, Amsterdam, Berlino, Milano, Zurigo, New York e Roma dove attualmente ricopre la carica di direttore musicale del Teatro dell’Opera. Ruolo che lascerà nel marzo del prossimo anno quando appunto si installerà a Firenze, al fianco di Zubin Mehta, alla guida del Maggio per il triennio 1° marzo 2022 31 dicembre 2024, garantito dalla presenza di Dario Nardella a Palazzo Vecchio e da Alexander Pereira come sovrintendente.

La progettualità di Gatti prende spunto da parola suggestiva e impegnativa: creatività. «Sono felice che sia arrivato questo giorno. La possibilità di dar vita a qualcosa di nuovo, di articolare nell’arco di un triennio una precisa formula artistica, coerentemente scandita, mi ha spinto ad accettare con gioia questa proposta. Era un mio sogno quello di fare musica all’interno di una struttura festivaliera. Non potevo sperare di meglio: sono grato al Maggio, un nome carico di gloria, conosciuto in tutto il mondo, per avermi offerto l’occasione di coronare il mio sogno». Daniele Gatti parte dunque dall’idea di “festival” che deve essere riletta e rimessa in pista con quanto più energia e creatività possibile. Per lui, in sintonia con Pereira, la carta vincente del Maggio resta il suo festival. E allora perché, sull’esempio di Salisburgo, non farne un volano per nuove tessere? «Finito il festival che succede? – si chiede Gatti – La verità è che quello che succede negli altri mesi rischia di passare sotto traccia». Da qui l’idea di generare due “figliocci” del Maggio. Non dei surrogati ma dei veri festival, magari minori, più concisi, ma sempre festival, autonomi, organicamente strutturati, mossi da una precisa spinta identitaria, ruotanti attorno a un tema che faccia da bussola e timone: due “stagioni”, una autunnale l’altra primaverile, che non sono più le stagioni lirico sinfoniche di una volta ma una striscia festivaliera di appuntamenti senza soluzione di continuità.

Presto perché tutto sia definito. Ma ormai il dado è tratto. Fra i temi individuati spiccano il mito greco, l’amore, la fiaba, Faust; poi un ciclo sulla Seconda scuola di Vienna (“Lulu” e “Woyzeck”), un ciclo Stravinskji, una trilogia sul Verdi maturo (“Aida”, “Simon Boccanegra”, “Ballo in maschera”) e una spuria tetralogia wagneriana con “Parsifal”, “Lohengrin”, “I maestri cantori”, “Tannhauser”. Secondo contratto Gatti dirigerà cinque concerti all’anno e in tutto salirà otto volte sul podio operistico: “Orfeo e Euridice”, “Arianna a Nasso”, “Ballo in maschera”, “Rake’s Progress”, “Maestri cantori”, Flauto magico”, Parsifal” e “Manon Lescaut”.

Gabriele Rizza

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