Il Tirreno

«A tutto ritmo black e con tante novità»: si balla con Ghemon al festival pistoiese

Luca Trambusti
«A tutto ritmo black e con tante novità»: si balla con Ghemon al festival pistoiese

In scaletta i brani degli ultimi due album e le hit più vecchie. Il concerto posticipato alle 22,30 per la partita dell’Italia

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«Sono giorni intensi, ma li sto vivendo felicemente». Così dice Ghemon pronto per partire con il suo “E vissero feriti e contenti tour 2021” che lo impegnerà per tutta l’estate. La seconda data lo vedrà protagonista domenica in piazza del Duomo a Pistoia nell’ambito della rassegna “Storytellers – Suoni d’autore” (tornerà poi in Toscana il 19 agosto a Piombino). Il concerto pistoiese inizierà alle 22,30 per non coincidere con la partita dell’Italia. Sarà l’estate in cui il trentanovenne musicista potrà mettere a frutto quanto seminato con la sua seconda partecipazione al Festival di Sanremo, dove si è presentato con “Momento perfetto”.

Ghemon, come ha preparato questo nuovo tour?

«Durante il mese di giugno abbiamo fatto le prove con la band e i tecnici. Ritrovarli tutti è stato bello. Insieme abbiamo limato i dettagli dello spettacolo che ha preso forma come sotto il tornio».

Da quanto tempo mancava dal palco?

«A parte Sanremo, un palco anomalo, ero assente da settembre, perché la scorsa estate sono stato tra i pochi fortunati che si sono esibiti live. Erano però concerti “esplorativi” fatti di corsa e sempre con il rischio che qualcosa cambiasse all’improvviso. Abbiamo fatto il massimo possibile. Ora assaporiamo una maggior normalità e questo sarà uno spettacolo vero, anche con più convinzione e fiducia».

Questo tour arriva dopo Sanremo (il secondo della sua carriera). Quanto aiuta questa partecipazione?

«È un passaggio importante in cui ci si mostra a un pubblico non abituale, a persone curiose che non ti conoscevano e che si sono sentite rappresentate e vanno a scoprire ciò che hai fatto. Io ci sono andato senza snaturare il mio modo di essere. A questo segue il palcoscenico che è un ulteriore modo per mostrarsi a chi non ti conosce. Inoltre prima e dopo il festival sono uscito con due dischi nuovi: uno ad aprile 2020 e l’altro a marzo 2021 post Sanremo. Per questo live dunque c’è tanta musica nuova da presentare».

È quindi difficile coniugare questa nuova musica con il repertorio?

«C’è una scelta da fare. Essendo in costante sviluppo musicale e personale mi sembra giusto fare una foto attuale. Inoltre questi nuovi brani si prestano al live, prendono più vita. Certo poi non possono mancare “Rose viola” o “Un temporale” che è stato il mio primo disco d’oro e altri brani del passato».

Con che formazione sarà sul palco?

«Fabio Brignone al basso, Vincenzo Guerra alla batteria, Giuseppe Seccia alle tastiere, Filippo Cattaneo Ponzoni alla chitarra, Ilaria Cingari e Sabrina Fiorella ai cori. Sarà un concerto interamente “suonato”! Ci sarà un miscuglio di generi riproposto con la band e con le caratteristiche di un suono black. Sono ottimi musicisti, con strumenti veri da suonare e non solo con parti elettroniche e campioni. Vogliamo mantenere un’identità black piena però di dinamiche diverse. Si andrà quindi dalla ballad al reggae passando per la house ed il rap. Una scaletta dinamica all’insegna del ritmo».

Sarà duro tenere la gente seduta.

«Temo un ammutinamento generale e la gente si alzerà. Anziché su le mani dovrò dire giù i sederi! Sì, il ritmo sarà fondamentale per una versione 2.0 del disco».

Questa contingenza ha portato a concerti più intimi. Qual è la differenza con un grande concerto?

«Grande o piccolo concerto sono due emozioni diverse, sia per chi sta sul palco sia per il pubblico. Nel posto grande e con tante persone l’occhio si perde e non si concentra sul singolo spettatore che a sua volta ha un’attenzione diversa. Nei piccoli spazi hai invece la possibilità di guardare le persone quasi negli occhi e le reazioni emotive sono diverse come lo scambio tra pubblico ed artista. Personalmente sono abituato a platee piccole ma anche grandi e negli anni ho visto tante situazioni».

Com’è il suo rapporto con la Toscana?

«Ottimo. È la prima volta che suono a Pistoia, è l’unico capoluogo della regione che non ho ancora visitato. Sarà dunque un doppio piacere. Sono curioso di vedere l’impatto, ma sono fiducioso perché la Toscana mi ha accolto sempre molto bene. È una delle regioni dove mi sento tranquillo e sono convinto che andrò incontro a persone che mi vogliono bene». —

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