Il Tirreno

 IL COMPLEANNO  

Pinocchio il burattino festeggia 140 anni: coraggio, inquietudine e tanta fantasia

Gabriele Rizza
Pinocchio il burattino festeggia 140 anni: coraggio, inquietudine e tanta fantasia

 Le mille sfaccettature della creatura di Carlo Collodi: un’avventura senza tempo, nata come una “bambinata”

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Il 7 luglio 1881 è l’inizio dell’avventura. Segna l’atto di nascita ufficiale di Pinocchio. Che ora compie 140 anni e naturalmente non li dimostra. Pinocchio ha attraversato il Novecento, secolo tanto breve quanto ingrossato da rovesci e tempeste come un fiume in piena, con la dinoccolata postura e la baldanzosa indisciplina di chi sa di essere sempre un passo avanti.

La sua storia, come accade agli eroi immortali senza tempo e senza macchia (o con tante macchie da annerirne i profili), ci appartiene. Pinocchio è un fratello, non certo un genitore, forse un amico, che ci indica la strada. Quale, sta a ciascuno di noi sceglierla e magari intraprenderla. Pinocchio nasce burattino, sghembo e geometrico come una figurina metafisica, e quando diventa “uomo” in carne e ossa, si porta dietro, inscalfibile dna, una sorta di luciferina, misteriosa, incompiuta grandezza. Un irrisolto carico psicanalitico che ha fatto fiorire nel tempo decine di interpretazioni, letture, congetture, epifanie, filosofie marginali, allusioni e illusioni, come se quel pezzo di legno non fosse materia dura da battere ma malleabile scorza, buona per ogni stagione esistenziale come per qualsivoglia congiuntura sociale.

Le avventure di Pinocchio sono anche un’avventura personale e insieme un percorso editoriale, partito a puntate nel 1881, pare senza troppa convinzione, sulle pagine del “Giornale per bambini”, supplemento (oggi diremmo “dorso”) settimanale del quotidiano “Il Fanfulla”, diretto da Ferdinando Martini, che ospitò i primi otto episodi. L’intenzione del suo autore, Carlo Lorenzini, che la considerava una “bambinata”, era di farla finita lì. Addirittura in maniera drammatica, col burattino impiccato che “stirò le gambe e dato un gran scrollone, rimase lì come intirizzito”. Le proteste dei giovani lettori, e le lusinghe economiche dell'editore, lo fecero ricredere. Lorenzini fece marcia indietro. La vita di Pinocchio divenne, e continua a essere, come dimostrano le tante riduzioni cinematografiche, dalla prima del 1911 di Giulio Antamoro all’ultima di Matteo Garrone, una trionfale marcia in vista di una maturazione etica e umana. Una consapevolezza anche pedagogica che è diventata patrimonio dell’umanità e che vanta numerosi tentativi di imitazione. Pinocchio esprime leggerezza, inquietudine, voglia di sperimentare, coraggio, fantasia, rettitudine, indisciplina ma anche il tentativo di fare i conti con i propri insuccessi.

Un tratto che lo rende singolarmente contemporaneo. Un contenitore di messaggi e uno scrigno di "valori", di interrogativi che continuano a irrobustire l’immaginario infantile. E non solo. Basti pensare, oltre al cinema, alla grafica di cui diventa un personaggio privilegiato. Partendo da Carlo Chiostri, passando per Sergio Tofano, Giorgio Mannini, Walt Disney, Giovanni Mosca, Jacovitti fino ad arrivare a Roland Topor, che nei suoi disegni lo carica di significati simbolici, scavando al suo interno con matita chirurgicamente impietosa, fra complessi edipici mai spenti, ambiguità non dichiarate, timori ancestrali mai completamente sopiti. —

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di Redazione web