I Subsonica prendono per mano il pubblico «Un repertorio più morbido per ripartire»
DOMANI A PISTOIA AL FESTIVAL “STORYTELLER - SUONI D’AUTORE”
L’EVENTO
«I concerti sono figli del loro tempo, e quindi in questa attuale anomala situazione ci deve essere una sincronizzazione tra il pubblico e il modo di stare sul palco». Così dice Max Casacci, chitarrista dei Subsonica, che domani saranno sul palco a Pistoia ospiti del festival “Storyteller – Suoni d’autore”. Quindi la band cercherà, per quanto possibile, di fare uno spettacolo che permetta alla platea di soffrire il meno possibile il fatto di non poter ballare e sfogarsi durante lo spettacolo come solitamente avviene nelle esibizioni della band torinese.
«Non vogliamo che si trasformi in una forma di supplizio per chi deve stare seduto – dice Max – per cui abbiamo deciso di tenere fuori dalla scaletta i brani con il maggior numero di bpm, quelli più ritmici ed in particolare quelli di “Microchip Emozionale”, di cui in ritardo festeggeremo i 25 anni in un tour autunnale nei club. Fare la scelta di un concerto acustico poteva essere congeniale, però, dopo due anni di assenza, la voglia del pubblico di rivedere i Subsonica nella loro forma classica era alta. Così ci concentreremo – prosegue – sul primo omonimo disco, recuperando in questo modo brani che non sono spesso nelle scalette live. Ci concentreremo su brani che per la loro velocità non potevano essere inseriti nei concerti precedenti perché sarebbero stati come tirare il freno a mano mentre sei ad alta velocità. Sarà un repertorio con un groove più morbido, meno anfetaminico, un concerto più suonato e meno atletico».
Ma dal palco non arriverà solo musica e lo show avrà una sua particolare struttura, come spiega il chitarrista dei Subsonica. «Dopo oltre due decadi ti puoi permettere di giocare con la tua storia e raccontarla e così ci saranno interventi narrativi tra i brani. Portiamo per mano il pubblico in questo percorso. Se – prosegue Max – nei precedenti tour la concezione e l’approccio al live era quello da Dj, quindi mantenendo sempre una certa tensione, ora il concerto cresce e ha un dinamismo ragionato».
Se per questo “giro” i Subsonica si adeguano alle condizioni richieste la domanda e la speranza è se si tornerà ai concerti “atletici”, quelli con il pubblico assiepato sotto il palco. «Sicuramente ci torneremo – dice sicuro Casacci – il problema è quando». E in merito all’assenza dei concerti dice: «Ci si sta rendendo conto della centralità della musica live, sia per gli artisti che per il pubblico e si sta tornando anche a un approccio diverso in cui godere delle sfumature e dei rapporti umani. Durante i lockdown ci sono state molte cose on line ma alla fine poche hanno funzionato. Abbiamo imparato molto dal punto di vista tecnico e soprattutto capito che i veri concerti sono insostituibili. Quello che la rete può fare è dare un supporto o concentrarsi su eventi unici o particolari, per location o per collaborazioni. Penso ad esempio ai nostri concerti a Londra che potrebbero essere in streaming per il pubblico italiano». Organizzare però un tour in presenza, lungo e pieno di date come quello dei Subsonica non è operazione facile. «È complicato sottostare alle norme e aver un’ottimizzazione dei costi in base agli spettatori. Sottolineo il valore aggiunto di una famiglia intorno a noi che si è fatta carico di questa complessità con lo spirito dei musicisti. Quando riparti – confessa Casacci – ti rendi conto di quanto ti sono mancate le persone con noi da 10 anni, ne capisci il valore». —
Luca Trambusti
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