Gioco
L’Arte povera di Penone dialoga con i grandi capolavori degli Uffizi
FIRENZE. La “Prospettiva vegetale” di Giuseppe Penone che nel 2015 aveva attraversato il Giardino di Boboli fino al Forte di Belvedere, lungo un percorso en plein air punteggiato da figure arboree, scheletri e simboli di vita, rami gesticolanti, sculture in bronzo e marmo, dotate di aerea solennità e imperativa leggerezza, si rinserra con singolare espressività e discreta invadenza nelle sale degli Uffizi, complice l’irrinunciabile scadenza dantesca.
Protagonista di spicco dell’Arte povera, Penone frastaglia gli spazi iconici della Galleria, ambientando i suoi “Alberi in versi”, come titola la mostra che si apre oggi ispirata alla simbologia vegetale di un verso del Paradiso, “l’albero che vive della cima”, per Penone archetipo della scultura e insieme materia viva, simile a quella del corpo umano. Sono una trentina, fra sculture, installazioni, disegni, incisioni, gli interventi di Penone che indagano sul confine e il rapporto tra interno/esterno, positivo/negativo, umano/vegetale, arte/natura.
Il titolo rimanda alla natura poetica della Commedia dantesca ma anche alle tecniche utilizzate da Penone, il calco e l’impronta, processi che implicano il contatto, grazie al quale corpi e materie differenti si scambiano forma e sostanza, in una continuità senza gerarchie tra umano e non umano. «Alberi inversi – dice Penone – sono i flussi vitali che si avvitano nell’aria attratti dalla luce, sono i turbinii dell’acqua e della materia che precipita verso il centro della terra, sono presenti nelle spirali delle colonne di Santa Maria del Fiore, sono i pensieri che formano la memoria del nostro vissuto, radici che alimentano il nostro corpo». Il percorso inizia alla fine degli anni Sessanta e arriva ai giorni nostri. Alberi, tronchi cavi e intagliati, rami pietrificati, foglie sparse, sculture in bronzo, dialogano con le antiche forme racchiuse nel museo, quasi ne vivificano l’impronta, si fanno metafora poetica, ritmo trascendente. Come nell’esemplare “Soffio di foglie” del 1979, dove al negativo dell’impronta del corpo lasciata dall’artista su un cumulo di foglie di bosso fa eco, al centro della sala, il positivo del corpo dell’Ermafrodito, scultura romana del secondo secolo d.C. simbolo della compresenza degli opposti.
Fino al 3 ottobre. —G.R.
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