La manifestazione
La star delle canzoni pop
Luca Trambusti
Raffaella Carrà tutti la ricordiamo come un sex symbol, icona pop che passa per la televisione dove ha rotto gli schemi precostituiti con celebri episodi negli anni ’70. Non dimentichiamo però che era anche cantante di successo, i suoi brani sono stati innumerevoli e in Sud America è praticamente una superstar; le sue canzoni e le interpretazioni sono indimenticabili.
Non c’era solo il ballo del Tuca Tuca c’erano anche sconvolgenti brani alcuni sicuramente di rottura (tra il costume e la musica). Ha portato anche in ambito musicale quella trasgressione che l’ha vista protagonista nello spettacolo. Le sue canzoni tipicamente pop per quanto apparentemente banali in realtà erano avanti, così avanti da diventare senza tempo. I successi canori della Carrà si identificano con il personaggio che si era costruita. Il suo primo successo è “Ma che musica maestro!” sigla della Canzonissima del 1970. Anche quella apparizione fece scalpore per l’ombelico in bella vista nella sigla di apertura. Arrivò al secondo posto della classifica di vendita. Da lì seguono poi tanti successi: nel ’71 “Tuca Tuca”, nel ’74 si butta verso il ritmo disco di “Rumore”. Nel ’77 prosegue la propensione ritmica con “Fiesta” che guarda al mondo latino. Nel ’78 è l’apoteosi: arriva “Tanti Auguri”, un brano di rottura, un inno alla libertà sessuale ed all’amore libero con la famosa frase “tanti auguri a chi tanti amanti ha” oppure il tormentone “com’è bello far l’amore da Trieste in giù”.
Gli anni ’80 vedono due successi: “Pedro” dell’80 e “Ballo Ballo” dell’82. Da lì cambia tutto, cambia la televisione, cambia Raffaella Carrà, cambia il costume e così Raffaella continua la sua carriera musicale in secondo piano. Sicuramente è un simbolo degli anni ’70 sia dal punto di vista televisivo che dal punto di vista musicale. Le sue canzoni sono state specchio di un cambiamento, a volte anticipandolo, a volte segnandolo, ma sono brani che si fanno ricordare anche da chi ora è più giovane. Una manciata di composizioni sufficienti per renderla immortale. Spesso la sua musica si accompagnava a performance televisive ma aveva anche una vita propria. I suoi 45 giri vendevano, complice il traino della tv, ma sicuramente anche al di fuori di quello. —
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