Il dolore
«Sto scoprendo Pennac “Uno, nessuno e centomila” mi sconvolge ogni volta»
Gabriele Rizza
Paola D’Agostino è attualmente direttrice dei Musei del Bargello di Firenze, gruppo museale istituto nel 2014, che comprende le Cappelle medicee, Orsanmichele, Casa Martelli e Casa Davanzati. Storica dell’arte, laureata a Napoli dove è nata nel 1972 e dove ha conseguito anche il dottorato di ricerca, ha studiato al Courtauld Institute of Arts e all’University College di Londra. Dal 2009 al 2013 ha lavorato come Senior Research Associate nel Dipartimento di sculture e arti decorative europee del Metropolitan di New York. Dal 2013 al 2015 è stata Assistant Curator di Arte europea alla Yale University Art Gallery. Ha insegnato in università italiane e straniere ed è tra i massimi esperti di scultura italiana rinascimentale e barocca.
Il libro sul comodino
«Daniel Pennac, “Il paradiso degli orchi” – dice Paola D’Agostino – Non avevo letto libri di Pennac fino al settembre scorso, quando mi hanno regalato “L’occhio del lupo” che mi è piaciuto molto e mi ha fatto apprezzare lo stile narrativo così particolare e dissacrante dello scrittore francese».
il libro della vita
«Sicuramente Luigi Pirandello, “Uno nessuno e centomila”. Avevo diciassette anni quando l’ho letto; è stata un’estate di letture intense, fra Verga, Svevo, Zola, ma il romanzo di Pirandello mi ha scioccato allora e ancora oggi quando lo rileggo mi segna profondamente, tutte le volte. Una caduta nell’inquietudine e nel vortice della contemporaneità».
il colpo di fulmine
«Isabel Allende, “La casa degli spiriti”. L’ho letto appena uscito perché ci fu assegnato dall’insegnante di storia e filosofia. Insieme con la mia allora compagna di banco e oggi mia amica carissima, ci siamo appassionate allo stile della Allende. È stato anche il libro che mi ha fatto andare per la prima volta alla biblioteca nazionale di Napoli per fare ricerche su Salvador Allende e il Cile. Lì è scattata un’altra passione, quella per la frequentazione delle biblioteche. Direi quindi un libro iniziatico oltre che formativo».
il primo amore
«Anche in questo caso una certezza: Honoré de Balzac, “Papà Goriot”. Avevo dodici anni quando l’ho letto, mi ha fatto innamorare del romanzo ottocentesco e più in generale della lettura, non ho mai pianto tanto come alla fine del romanzo. Una vera, profonda emozione».
l’ultima sorpresa
«Tiziano Scarpa, “Groppi d’amore nella scuraglia”. Non sono una lettrice appassionata di poesie e invece, dopo che mi hanno regalato questo volumetto, mi sono appassionata a Scarpa e al suo linguaggio fantastico. La poesia un amore tardivo? Chissà. Comunque piacevolissimo».
non delude mai
«Andrea Camilleri, tutte le indagini di Montalbano. Soprattutto d’estate, quando sono in vacanza, mi piace leggere e rileggere Montalbano. Mi ha accompagnato in tanti viaggi e non mi ha mai deluso. Storie sempre originali, piene di umanità e di spessore antropologico. Oltre che linguisticamente esplosive».
il libro da rileggere
«Jane Austen, “Pride and prejudice”, in edizione inglese. Credo di averlo letto almeno sei volte in inglese e mi colpisce sempre per lo stile narrativo e la capacità di raccontare con leggerezza e vena romantica le ipocrisie della società. Trovo che sia molto attuale perché tristemente i pregiudizi continuano ad essere troppo dominanti nei rapporti sociali».
ispiratore sul lavoro
«Visto l’incarico attuale dovrei rispondere “Il Principe” di Niccolò Machiavelli, invece direi Italo Calvino, “Lezioni americane”. Di Calvino ho letto quasi tutto, ma le Lezioni sono un testo che riprendo spesso tra le mani e che mi fa riflettere anche sul mio lavoro nei suoi aspetti più diversi. Non sarà un libro da comodino ma certo da scrivania».
sull’isola deserta
«Lev Tolstoj, “Guerra e pace”. Quando l’ho letto, all’inizio ho faticato ad appassionarmi, poi mi sono legata ai personaggi, immersa nella storia e ho apprezzato tantissimo anche le lunghe descrizioni dedicate alla guerra, dimostrandone con ogni parola l’assurdità». —
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