Il dolore
Il prezioso testamento di un intellettuale geniale
Quante volte avrete sentito citare la “società liquida”, metafora della fluidità che caratterizza oggi il lavoro, gli affetti e la politica. L’ha inventata Zygmunt Bauman, sociologo polacco morto ultranovantenne nel 2017. Pochi mesi prima, il giornalista Peter Haffner lo interrogava per un libro intervista ora tradotto in italiano. Prezioso perché, oltre a essere il testamento di un intellettuale geniale, costituisce una sintesi chiara della sua sterminata bibliografia.
Avendo sempre come obiettivo la persona umana, Bauman spiega con semplicità la differenza tra Erfahrung, l’esperienza, ed Erlebnis, l’emozione provocata dall’esperienza, per farci capire come tutta la vita si giochi tra quello che accade e il modo in cui si riflette in noi. Né pessimista né ottimista, il suo pensiero si allarga ad ampio respiro, mettendoci in guardia dai rischi della tecnologia e dalla fine della solidarietà. Partito dal marxismo, Bauman approda allo scetticismo: «Chi cerca la verità, non entra in politica. Nella politica non si tratta di verità, ma di potere». Il vero cancro è il consumismo, perché «lega la felicità non tanto al soddisfacimento delle esigenze quanto all’aumento dei desideri». Se un tempo eravamo giardinieri, tutori dell’habitat e della bellezza, adesso siamo cacciatori, con l’unica preoccupazione «di riempire il proprio carniere, senza curarsi di quanta selvaggina rimanga ancora».
La conclusione dell’ateo Bauman è che il dono più importante dell’umanità siano la religione, la fede e la trascendenza, purtroppo sostituite dalla «caccia al profitto, il culto del denaro o il dominio della tecnologia». Finisce così che viviamo in quella consolante “sala degli specchi” che è Internet, al sicuro tra amici che la pensano come noi, «nell’illusione di aver ragione, mentre tutti gli altri hanno torto». Esiliati dalla vita reale, senza incontrare estranei né dialogare con l’altro. —
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