Il Tirreno

LA NOSTRA STORIA 

Il giudice che scelse il martirio invece di tacere contro il fascismo

Elena Torre

Chiorazzo racconta la breve vita di Nicola Panevino e la Resistenza dei giovani meridionali

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Elena Torre

Il giornalista empolese Emilio Chiorazzo torna in libreria per i tipi Edigrafema con “La scelta difficile”, volume che ci restituisce una fotografia della vita del giudice partigiano Nicola Panevino, fucilato a trentaquattro anni in una rappresaglia dai soldati delle SS. Ma chi era Nicola Panevino? «Era un uomo gioviale – racconta l’autore al “Tirreno” – amava vivere e aveva passioni per il ballo e la musica. Avrebbe potuto coltivare il suo dissidio contro il fascismo internamente, come alibi morale, e vivere tranquillamente, come molti altri suoi colleghi. Invece decise di mettere a rischio la sua vita, perdendola».

Chiorazzo nel libro ci racconta (attraverso l’alternanza tra capitoli romanzati e altri prettamente storici) la Resistenza: «Quella combattuta in montagna dai partigiani armati – sottolinea l’autore – quella di città, dove ci si occupava della logistica, delle strategie militari e del supporto a chi combatteva in prima linea contro tedeschi e fascisti. E poi c’è la resistenza delle donne, dei preti, dei cattolici, degli avvocati e dei magistrati. C’è la resistenza dei giovani meridionali che erano al Nord per lavorare e hanno combattuto». Un libro che si legge con facilità nonostante i temi trattati, quali la permanenza in carcere e le torture dei tedeschi, un libro che ci avvicina a un personaggio che ha lottato per il nostro Paese rendendone le vicende avvincenti e scorrevoli pur trattando di argomenti di alto spessore storico e culturale.

Dalla cattura del giudice avvenuta perché, in una sera ventosa, egli non ha visto la coperta che l’avvisava della presenza dei tedeschi, segnale concordato con la moglie, alla fuga di due prigionieri dal camion che li portava alla fucilazione, “La scelta difficile” ci fa entrare nella Resistenza antifascista negli ultimi mesi della guerra, quando già gli Alleati liberavano le città meridionali e i russi avanzavano verso la Germania. Ma come Chiorazzo ha incontrato la storia del giudice Panevino tanto da volerla pubblicare e condividere con più lettori possibile? «C’è una giustificazione sentimentale – ammette – a Nicola Panevino era intitolata la scuola elementare dove ho frequentato la prima classe, a Carbone, paesino della Basilicata nel mezzo al parco del Pollino, dove sono nato io e dove, nel 1910, era nato, casualmente, anche il giudice. All’esterno dell’edificio scolastico c’era un grosso tabellone in legno con il suo nome scritto a caratteri cubitali. Dopo le vacanze di Natale, quando avevo acquisito la tecnica della sillabazione, tentavo di leggere ogni parola che vedevo. E quell’insegna la vedevo ogni giorno. Senza saperlo l’avevo anche vista realizzare da mio padre e mio zio, nel laboratorio di falegnameria che gestivano sotto casa nostra».

Il titolo fa riferimento a una scelta personale del giudice: «Ho immaginato che fosse difficile per lui spiegare il suo atteggiamento alla figlia Gabriella – dice l’autore – in un ipotetico incontro impossibile». La figlia aveva sette mesi quando fu arrestato, non l’ha mai conosciuto, se non attraverso i racconti della mamma Elena e le lettere colme di amore che lui spediva dal carcere, nascondendole nei vestiti da lavare. Proprio un’intervista a Gabriella, che afferma di non ricordare neanche la voce di suo padre, chiude il volume di Chiorazzo ricordandoci che gli orrori che hanno portato alla morte del giudice non sono poi così lontani. Un libro prezioso, che grazie alla scelta di una storia romanzata ci porta all’interno di quella del nostro Paese, restituendoci in modo immediato la memoria di un pezzo di vita che rischiamo di perdere. L’autore ci ricorda infatti che «i testimoni diretti di quegli episodi stavano a mano a mano scomparendo». Grazie al libro di Chiorazzo la storia di Nicola Panevino avrà nuovi testimoni. —

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