Gioco
Livorno prima casa accogliente Tutto esaurito per gli Zen Circus
Al via stasera il tour della band che poi tornerà in Toscana a settembre «L’ultimo nostro concerto risale a Natale 2019, sarà una grande festa»
Luca Trambusti
Gli Zen Circus in una ventennale carriera hanno suonato oltre mille concerti. Salire sul palco è essenza della loro visione della musica. Tutto ciò che è successo in quest’ultimo anno e mezzo ha tenuto anche la band pisana lontana dal pubblico. Ora tutto pare risolversi e anche la rock band risalirà le mitiche scalette che portano sullo stage. La prima data del loro tour estivo (con già 12 concerti) è prevista a Livorno oggi 3 luglio. E lo fa con un sold out arrivato in pochissimo tempo.
Andrea Appino e soci si esibiranno in piazza Mazzini nell’ambito della rassegna Straborgo e sarà la prima occasione per portare live “L’ultima casa accogliente”, il nuovo disco della band.
Torneranno poi in Toscana per chiudere il tour a Firenze l’11 Settembre. Ne abbiamo parlato con il bassista Massimiliano “Ufo” Schiavelli.
Dunque sembra che si riparta. Come vi sentite?
«Ce la dovremmo fare e ne siamo contenti. L’ultimo nostro concerto risale a Natale 2019 e non vediamo l’ora di riprendere. Per una band come la nostra, con un’intensa vita live, questa ripartenza assume un significato maggiore. Inoltre, lo scorso novembre abbiamo fatto la follia di far uscire un disco che non siamo ancora riusciti a presentare al pubblico. Tornando a fare i concerti ci sentiamo di concludere il discorso iniziato con il nuovo album. Un disco è una tappa intermedia, la polaroid di un momento, un incidente probatorio della musica, un accertamento unico e irripetibile. Poi noi dobbiamo venire nella tua piazza, crearti la canzone con le nostre mani e vedere la reazione. Con il palco ritroviamo una verità che per noi è irrinunciabile.
Da pisani partire da Livorno è un bell’azzardo o forse questa “rivalità” non vi appartiene?
«Siamo pontieri di pace (ride). Artisticamente per noi c’è un fortissimo legame tra Pisa e Livorno, c’è la nostra amicizia con Bobo Rondelli e con Motta anche se lui è “ibrido”. I nostri inizi sono stati nelle strade di Pisa e di Livorno e abbiamo sempre suonato con ragazzi livornesi. Penso che rivalità e campanilismo siano rimasti a livello di semplice sfottò».
Le condizioni dei concerti estivi saranno particolari. Che show farete?
«Rimane una vocazione ad alta energia, quella chitarristica, ovvero il nostro solito approccio. Certo la diversa situazione, quella dell’essere seduto, impone una maggior attenzione all’ascolto. Di sicuro saremo all’altezza della nostra fama e non sarà di certo un recital. Date le circostanze aspettiamo tempi migliori per le nostre liturgie pagane, quelle che il rock richiede. Sarà ugualmente un bello spettacolo e ne siamo orgogliosi».
Alla luce dei vostri 12 album come componete la scaletta?
«Non svelo nulla, però è stilata con difficoltà e con un lavoro di distillazione per non deludere nessuno. Tale e tanta è l’urgenza di presentare il nuovo disco “L’ultima casa accogliente” che avrà dunque molto spazio. Però non possiamo non portare, come si diceva una volta, i successi “di ieri, oggi e domani”. In generale sarà molto altalenante, ma divertente e accontenterà tutti. Sarà “democristiana”, fatta, con il manuale Cencelli, da Karim Qqru (il batterista) che è il signore delle scalette (ride).
Nel vostro tour ci sono alcuni sold out, a partire da Livorno. Anche con le capienze ridotte non è scontato riempire. Cos’è cambiato dopo la pandemia?
« Ovviamente i sold out non sono sicuri. Perciò siamo soddisfatti che i biglietti stiano volando, forse è dovuto anche alla realtà del nostro pubblico, che ci segue a prescindere. Non siamo un gruppo di “moda” e questo ci rende sereni. Pre covid c’era un senso di psicosi intorno ai live, una bolla concertistica. La contingenza ha sparigliato le carte, non ci sono macro eventi e occorre capire come tutto verrà rimodulato».
Di sicuro questa nuova situazione è ottima per la musica italiana Considerando la vostra lunga esperienza di palco qual è il significato di un live?
«È la festa di compleanno di ogni singola persona del pubblico ma anche nostra. Ci piacciono le dinamiche che si creano intorno al concerto: amicizia, complicità comunanza. Siamo una band sociale e non social. Crediamo nella liturgia live come momento fondante del rock, con gente che si aggrega per qualcosa di comune». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
