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LA MERAVIGLIA 

Il Battistero torna a splendere e riapre le porte

GABRIELE RIZZA
Il Battistero torna a splendere e riapre le porte

Firenze, dopo quattro anni di lavori il restauro dell’intero monumento sarà completato nei prossimi mesi

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GABRIELE RIZZA

Il Battistero di San Giovanni, uno degli splendori di Firenze, finalmente riapre ai visitatori e ritrova, anche se per il momento solo al cinquanta per cento, tutto il suo antico splendore.

Si è infatti concluso l’intervento di restauro su quattro delle otto pareti interne in marmo bianco e verde di Prato con mosaici trecenteschi raffiguranti profeti, santi vescovi e cherubini realizzati all’inizio del Trecento e sul monumento funebre dell’antipapa Giovanni XXIII, opera di Donatello e Michelozzo, liberata dalle polveri che coprivano la doratura della figura bronzea. Il restauro inoltre potrà dare una risposta all’enigma dell’iscrizione in latino sull’abside del Battistero dove si indica una data, 12 maggio 1225, come inizio dei lavori ai quali prese parte Jacopo “frater sancti francisci”.

«A partire dal Vasari e fino all’Ottocento – spiega Annamaria Giusti, consulente per i mosaici – si è creduto che l’iscrizione alludesse a Iacopo Torriti, celebre pittore attivo a Assisi e Roma mezzo secolo dopo. È verosimile piuttosto che l’iscrizione sia stata aggiunta in epoca successiva come fa pensare anche la citazione di San Francesco, che fu dichiarato santo solo tre anni dopo, nel 1228».

Iniziato nel 2017, dopo aver finito quello delle facciate esterne e del manto di copertura, il restauro delle pareti interne si concluderà entro la fine dell’anno, e prevede uno stanziamento finale di circa due milioni di euro da parte dell’Opera di Santa Maria del Fiore, destinati anche alla manutenzione dell’antico pavimento che prevede il riassetto di una preziosa porzione in tarsie marmoree.

«Il restauro del Battistero – dichiara il responsabile Vincenzo Vaccaro – si è rivelato molto complesso perché ha dovuto operare su tre piani: l’architettura, la struttura e la decorazione. La campagna di studi e d’indagini diagnostiche, che non era mai stata fatta prima d’ora in maniera così approfondita sull’intero monumento, e il restauro dei primi quattro lati, hanno portato a numerose scoperte, tra le quali la tecnica originale impiegata nei mosaici parietali, un vero e proprio unicum, e il rinvenimento di tracce di foglia d’oro su uno dei capitelli dei matronei, che potrebbe essere la prova che in origine fossero tutti dorati». —

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