Italia
Quattro ragazzi e il lockdown: “State a casa”. Roan Johnson torna con una commedia nera
Al cinema dal 1° luglio. Il regista pisano: «Questo film è un ammonimento o meglio, un vaccino psicologico rispetto a quanto ci è successo»
E se fossimo noi il virus della terra? Su questa domanda e sul dubbio se davvero “Andrà tutto bene”, Roan Johnson ha realizzato il suo nuovo film, girato lo scorso novembre a Roma. “State a casa”, ultima fatica del regista nato da madre materana e padre londinese, e cresciuto a Pisa, arriva dopo gli episodi, usciti a gennaio, dei Delitti del Barlume, la fortunata serie ispirata ai romanzi di Marco Malvaldi.
“State a casa” è un film sulla pandemia, e sul lockdown che entra nella storia creando una sorta di commedia nera, ovviamente claustrofobica. Prodotto da Palomar, e in sala dal 1° luglio in 150 copie con Vision Distribution, conta un cast di giovani e promettenti attori: Dario Aita, Giordana Faggiano, Lorenzo Frediani, Martina Sammarco, oltre alla partecipazione di Tommaso Ragno. La trama? Siamo a Roma e quattro ragazzi sotto i trent’anni condividono un appartamento. Bloccati in lockdown, come tutti, non se la passano bene, mentre l’abbiente e detestabile padrone di casa continua a vantare un credito ormai eccessivo. C’è anche un inquietante serpente che a un certo punto scompare, e un’idea che potrebbe risolvere ogni problema: perché non ricattare, con una finta proposta sessuale il ricco proprietario?
In realtà le cose si complicano in questa originale black comedy. «Sì, parlerei proprio di black comedy – afferma Roan Johnson che con “State a casa” firma il suo quarto lungometraggio – Non ho ancora trovato un altro modo per dirla più velocemente e in maniera più bella. Possiamo anche metterla così: è un ammonimento o, meglio, un vaccino psicologico rispetto a quanto ci è successo, non solo fisicamente, ma anche mentalmente. Le conseguenze, economiche e, ancor di più, sociali e psicologiche, che la pandemia potrebbe avere sulla nostra società, le vedremo più avanti. Il film è anche un sistema per esorcizzare la situazione, in modo che non prevalga il peggio della nostra natura, sperando che a qualcosa questa esperienza ci sia servita». Perché forse, al di là dei cartelli colorati durante il primo lockdown, non andrà proprio tutto bene. «Dico questo: l’organismo è la terra, noi siamo il virus – le parole di Johnson – Il film parla del lockdown, del Covid, ma è anche una scusa per parlare di noi, di quello che siamo e di quello che ancora potremmo diventare. Al momento mi pare abbastanza evidente che siamo diventati il virus di questo grande ecosistema che è la terra. Non a caso, dopo milioni di anni, l’epoca attuale Antropocene non è un appellativo solo positivo».
Quel che conta, dopo altri mesi di restrizioni, è pure il ritorno al cinema. «Il nostro settore ha sempre lavorato – sostiene il regista – La richiesta di serie tv e film per lo streaming è stata sempre fortissima. Chi ha sofferto davvero sono state le sale e il cinema. Tantissimi film non sono riusciti a uscire, altri arriveranno in autunno a una specie di ingorgo che, probabilmente, non verrà smaltito per un anno. Uscire il 1° luglio è sicuramente un po’ strano, ma occorre ragionare non solo per il proprio film, ma anche per il settore. Forse, in altro modo, non sarebbe mai andato in sala. Così, invece, c’andrà e chi lo vorrà, potrà goderselo su grande schermo. Io per primo lo farò. Non vedo l’ora. Sono molto contento, è un po’ diverso dai miei lavori. Ci si diverte e si ride, comunque, ma ho capito che è un film molto soggettivo. Sia per l’argomento che per una commistione di generi, che vanno dalla commedia al lato più scuro, fino al thriller. C’è chi ride quasi fino all’ultimo, e chi si ferma prima – conclude Johnson – Io sono fra quelli che ridono fino all’ultimo. Sarà che sono toscano e rido anche di fronte alla morte. È una caratteristica della nostra regione. Non avere niente di sacro. Vale anche per il Barlume, dove il tono è più leggero, ma nel solito modo si ride spesso della morte». —
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