Il Tirreno

firenze: fino al 4 ottobre 

Volti e scene quotidiane dell’Unione Sovietica negli scatti di Vasiliev

G.R.
Volti e scene quotidiane dell’Unione Sovietica negli scatti di Vasiliev

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FIRENZE. Alla base del suo lavoro c’è un bianco e nero denso e spugnoso. Una precisione nella definizione dei profili, anche quando sfuma e si dissolve nella danza di corpi immersi nell’acqua. È un mondo di figure e di volti, uomini e donne, spesso esibiti nella loro disarmante nudità, quello che emerge dalle fotografie di Sergej Vasiliev, in mostra a Firenze nello spazio della Murate.

Vasiliev, mito del fotogiornalismo, carico di onori e riconoscimenti (cinque volte vincitore del World Press Photo), è nato in Russia, meglio in Unione Sovietica, nel 1936. E all’Urss guardano i suoi scatti, fuori da ogni retorica e da qualsivoglia ispirazione propagandistica. Promossa dagli Amici dell’Ermitage in Italia insieme a Muse, curata da Marco Bigazzi, questa carrellata apre squarci inediti e indiscreti, di forte valore simbolico, sul palcoscenico della vita quotidiana, in un gioco di contrasti, di vita e di morte, di vittorie e sconfitte, che non lascia indifferenti.

Oltre ai tatuaggi dei criminali russi, per cui Vasiliev è noto al grande pubblico e che sono il suo manifesto, anche bellezza, nascita, tempo libero, amore, cronache e tragedie di tutti i giorni animano questo percorso di circa 70 immagini che bucano la cortina di ferro e ci immergono nel clima di una Unione Sovietica in pieno “disgelo”, sul finire degli anni Ottanta, prima del definitivo tracollo. Sono immagini di cronaca, la vita nei Kolchoz, lungo le strade, ma anche eventi straordinari, volti segnati dall’ardua impresa dell’esistenza, in una sorta di metamorfosi fisica e antropologica, di trasformazioni del corpo, morbosamente e ostinatamente “tenuto a fuoco” a significare tanto la decadenza quanto la bellezza della rinascita e della speranza di un tempo e una società accessibile a tutti. Un repertorio di immagini spesso disturbanti che ruota attorno a Celyabinsk, la città ai piedi degli Urali con più di un milione di abitanti, dove nel 1957, tenuta segreta fino alla Glasnost, un’esplosione provocò una catastrofe nucleare peggiore di Chernobyl. Vassiliev indaga l’umanità senza veli, con occhio vero e impietoso, pronto a cogliere lo splendore come l’orrore.

Catalogo Aion editore. Fino al 4 ottobre. Ingresso libero. — G.R.

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