Il Tirreno

Bobo Rondelli riparte da “Cuore libero”: «Canto sciagure e stati d’animo, così sdrammatizzo la vita»

Luca Trambusti
Bobo Rondelli a Effetto Venezia a Livorno
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Bobo Rondelli a Effetto Venezia a Livorno

Il nuovo disco del cantautore livornese che torna sul palcoscenico per un lungo tour, il via domani da San Vincenzo

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Anticipato dal singolo “Sabrina” è uscito “Cuore libero”, il nuovo disco del livornese Bobo Rondelli. Questa produzione, che arriva a quattro anni dal precedente “Anime Storte” (e a due dal libro “Cos’hai da guardare”), presenta 12 brani intensi, intimi, molto personali, minimali dal punto di vista sonoro che ragionano intorno al perdono, al ricordo e tanto sull’amore. Con l’uscita di “Cuore Libero” Bobo Rondelli ritorna sul palco con un tour già pieno di date, la maggior parte in Toscana. La prima domani a San Vincenzo, in provincia di Livorno.

In questo nuovo disco lei si racconta, e lo fa spesso attraverso l’amore. Ci sono storie d’amore che iniziano e finiscono... finiscono inevitabilmente.

«Racconto le cose con la pancia perché non sono un fantasticatore e spesso la canzone d’amore è fatta sotto forma di favola».

È un disco triste o allegro?

«È malinconico e la malinconia va sopra la tristezza, ma è anche un lusso rispetto a chi sta in miniera. È un disco notturno, minimale non certo fatto per andare al mare a sentirlo al juke box. Forse il termine più corretto è “crepuscolare”. È un disco un po’ vintage che riporta ai vecchi cantautori italiani e un po’ british per le sonorità e ricorda Nick Drake o certe musiche da film. C’è poi l’accettazione che il tempo mio è stato vissuto, mai abbastanza, però vissuto. Nel mezzo del cammin di nostra vita non ci sono più; diciamo che sono all’ottavo round».

La sua caratteristica è quella, alla fine, di strappare un sorriso a chi ascolta, usando l’ironia come arma vincente.

«Tendo sempre a cantare sciagure e stati d’animo che però cerco di sdrammatizzare e di far sorridere. È un approccio molto legato alla filosofia del “alle brutte si muore”. La vita è fatta di alti e bassi. Ricordo uno che una volta commentò le mie canzoni dicendomi: “La vorrei ringraziare perché ero depresso, poi ho sentito lei e ho capito che c’è chi sta peggio di me”».

L’amore, uno dei suoi argomenti più ricorrenti, nella realtà e nella poesia/canzone ha tante accezioni. Quale racconta lei?

«Quella della rinascita. Risorgere attraverso l’amore è la fase più bella, è ciò che sogniamo che duri per sempre. Una persona può essere l’anima gemella, che ti piace davvero, ma lo misuri dopo, quando non c’è, nell’assenza. Poi c’è il sesso, perché l’amore è spirituale e carnale. Se c’è il primo aspetto il secondo viene meglio. Va bene il sesso “semplice” e carnale, senza ricercare la lussuria che diventa una droga».

Il live che sta per partire è già pieno di date, la maggior parte in Toscana. È difficile uscire dalla regione?

«Io vado dove mi chiamano. Può essere che sia molto conosciuto in Toscana non avendo mai usato mezzi televisivi; sono stato solo una volta a Sanremo, ma la tv ha bisogno di continuità. Se c’è chi è interessato può venire anche da altre regioni, io sono sempre contento se qualcuno viene a trovarmi. Mi piacerebbe essere meno “di fame” e più internazionale. La mia musica si è diffusa piano piano e la mia visibilità è aumentata negli anni, non ho solo un singolo che ha vinto, ma tante canzoni da riproporre e rivisitare».

Quale formazione ci sarà sul palco?

«Un piano, chitarra e voce, una formazione molto vicino al disco senza però l’orchestra. Sarà un live molto intenso. Cercherò di essere in forza con il ginseng».

I suoi spettacoli sono anche piccole performance teatrali, con intermezzi parlati, spesso divertenti e un briciolo di follia. Sarà così anche in queste occasioni?

«Vale la regola del clown: se mi diverto io si diverte anche il pubblico. Mi piace adeguare lo spettacolo a seconda del luogo, improvvisare su situazioni che succedono al momento; così chi viene non si deve mai aspettare la stessa cosa. Ed è per questo che non c’è sempre la medesima scaletta e che tra un pezzo e l’altro può succedere qualunque cosa. L’estemporaneità è importante. Non so come facciano certe popstar a non stufarsi nel fare sempre la stessa cosa, lo stesso copione perfetto e studiato. È una cosa diversa da ciò che faccio io». —

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