Toscana
Quel bacio e poi il salto nel Grand Canyon cristallizzano “Thelma e Louise” nell’eternità
Trent’anni fa il sorprendente film di Ridley Scott con le magistrali interpretazioni di Susan Sarandon e Geena Davis
«Senti, Louise, non torniamo indietro». «Che vuoi dire, Thelma?». «Non torniamoci». «Non capisco». «Coraggio». «Sei sicura?». «Sì. Dai». Lì, a un passo dal fottuto Grand Canyon, e a tre passi da decine di auto della polizia e altrettante armi spianate, Thelma e Louise decidono per se stesse. Chiudendo alla loro maniera un viaggio nato senza grosse aspettative e diventato, chilometro dopo chilometro, una scelta per la libertà.
È il 1991 quando esce al cinema “Thelma e Louise” di Ridley Scott. A fine maggio di quell’anno viene presentato al Festival di Cannes e nel giro dell’estate arriva anche in Italia. Nessuno, 30 anni fa, sa la scia che quel film si porterà dietro. Nessuno in quel momento si rende conto di avere per le mani una storia di emancipazione, femminismo e autodeterminazione che precorre i tempi. Il tutto in un periodo storico nel quale non erano di moda né troppo ben visti i racconti su una coppia di donne come protagonista. Il successo, tuttavia, è clamoroso, con oltre 45 milioni di dollari di incasso a fronte dei 16 di budget.
A dire il vero, dello stesso anno è un altro film al femminile che esplora l’indipendenza e, per certi versi, il potere della donna: “Pomodori verdi fritti alla fermata del treno” di Jon Avnet. Se in quel caso l’interpretazione corale lasciava però spazio a varie sfumature emozionali, per Scott il centro della narrazione sono Thelma e Louise. Due donne schiacciate all’arroganza maschile. Una è sposata con un uomo violento e ridicolo. L’altra è più padrona di se stessa, probabilmente amata di un sentimento che non le basta. Si prendono un week-end di libertà, con l’idea di tornare dopo due giorni rinfrancate dalla fuga on the road. Ma poi chissà. Chissà se Thelma e Louise hanno mai pensato davvero di tornare a casa in quel viaggio strano e surreale, iniziato per gioco, trascorso in tragedia, e finito con un bacio sulle labbra e un volo sopra il Grand Canyon. Forse no. Forse soltanto lo spettatore si è ingannato per un attimo.
Scott – aiutato dalla sceneggiatura di Callie Khouri, premiata con l’Oscar – confeziona una storia di amicizia e di emancipazione al femminile fuori dai generi. Tocca il western, a tratti anche il melò, ma funziona perché resta sospesa su un filo sottile e resistente, rifiutando la prigione di ogni ordine e classe. La voglia di libertà s’infrange subito nell’ennesimo maschio violento e persecutore. Stavolta non basta salvarsi. Stavolta a Louise viene da ribellarsi, e spara e uccide. Non tanto l’uomo, quanto la sua idea e la sua prepotenza. Subito dopo c’è il trauma, poi la sorpresa, quindi la consapevolezza. Nel mezzo Thelma non si risparmia neppure una rapina a mano armata, ed entrambe fanno saltare l’autocisterna di un camionista gretto e volgare. Tutto intorno c’è ancora il maschio che offende e ferisce. Tranne uno. L’ispettore Hal Slocumb (interpretato da Harvey Keitel). Ma, alla fine, anche lui può fare poco.
Difficile pensare a “Thelma e Louise” in modo diverso da come alla fine è stato realizzato. D’altra parte per la coppia di protagoniste la scelta iniziale era caduta su Michelle Pfeiffer e Jodie Foster, mentre per il J.D. interpretato da un giovanissimo Brad Pitt si era inizialmente pensato a George Clooney. Non solo. Il finale previsto salvava Thelma, sacrificando la sola Louise, ma l’idea venuta a Susan Sarandon di baciare la collega Geena Davis, rimise tutto in discussione, aprendo la strada al salto nel Canyon. E a quella Thunderbird verde decappottabile, indirizzata verso il Messico, che cambia improvvisamente traiettoria, cristallizzando l’immagine di Thelma e Louise nell’eternità. —
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