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La Crusca bacchetta il legislatore che usa «Cybersicurezza»

La Crusca bacchetta il legislatore che usa «Cybersicurezza»

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FIRENZE. Inopportuno l’uso del termine cybersicurezza da parte del legislatore: l’introduzione di un ibrido italo-inglese, «calcato sull’inglese cyber security, oltre a porre problemi di pronuncia determina anche una incoerenza terminologica che si formerebbe nel corpus legislativo. Si invitano quindi gli organi legislativi a far uso delle risorse della lingua italiana e a ripristinare al suo posto la locuzione “sicurezza nazionale cibernetica” o a sostituirlo con cibersicurezza». Così il gruppo Incipit dell’Accademia della Crusca bacchetta il “Decreto legge con disposizioni urgenti in materia di cybersicurezza” approvato al Consiglio dei ministri del 10 giugno scorso, dove il termine compare, anche nel testo, per 95 volte. Incipit richiama quanto già scritto nel novembre del 2018, quando evidenziava che in italiano la parola “cibernetica”, da cui si può far derivare il prefisso “ciber” (che va pronunciato com’è scritto) «indichi la strada preferibile per la formazione di neologismi». Ma poi osserva che il precedente Dpcm 131 del 30 luglio 2020 si intitola “Regolamento in materia di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica”. «La cibersicurezza è importante. L’italiano pure», afferma il gruppo Incipit che si occupa di esaminare e valutare neologismi e forestierismi nella fase in cui si affacciano alla lingua italiana, al fine di proporre eventuali sostituti italiani. —



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