Il Tirreno

tutte le opere in due volumi 

Magris, straordinario viaggiatore nell’avventura della letteratura

Fabio Canessa

Il maggiore autore italiano vivente da “Danubio” a “Lontano da dove” fino a “Lei dunque capirà”

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Fabio Canessa

Se cercate per questa estate una lettura piacevole e intelligente, che garantisca varietà e spessore, procuratevi i due Meridiani della Mondadori che raccolgono l’opera di Claudio Magris, il maggior scrittore italiano vivente.

Germanista di formazione, Magris ha cominciato pubblicando la sua tesi di laurea, “Il mito absburgico”, una panoramica esaltante della letteratura mitteleuropea che ha nutrito il catalogo Adelphi, e “Lontano da dove”, lo splendido saggio che ha fatto conoscere Joseph Roth al pubblico italiano. Capaci di affascinare e avvolgere nelle loro pagine anche chi non tenga sul comodino il ritratto di Francesco Giuseppe, perché l’abilità di Magris è quella di prendere per mano il lettore e presentargli con garbo accattivante quella meravigliosa avventura che è la letteratura. Lo fa con ampio respiro, perché la sua cultura è vasta come l’orbe terraqueo, sconfinata nello spazio e nel tempo, mentre il tono non è mai pedante e accademico, al contrario umanissimo, pieno di voglia di vivere e afferrare con gusto tutto quanto l’universo mondo ci squaderna.

I due ricchi Meridiani compendiano il Magris critico letterario, romanziere, giornalista e drammaturgo. La sua scrittura sopraffina si accende quando sposa, come nel capolavoro “Danubio”, il registro saggistico alla vena narrativa. Proprio perché Magris è il più straordinario dei viaggiatori, vi consiglieremmo di partire da “L’infinito viaggiare”, fenomenologia del viaggio e insieme elegia della letteratura. Nata come raccolta di pagine di viaggio, è in realtà la chiave migliore per penetrare nella sua poetica: una colta ed elegante meditazione sul legame profondo fra viaggio e letteratura, una riflessione sul concetto di identità (messo a repentaglio e fortificato ogni volta che si trasloca da casa), un corto circuito scaturito dal confronto tra il mondo di carta delle pagine di un libro e quello visitato nella realtà, un saggio letterario strepitoso, che abbatte i confini geografici e abbraccia i classici universali: si vedano i capitoli sui luoghi di don Chisciotte, sull’appartamento di Dostoevskij, sulla tomba della protagonista del Werther goethiano, sulla Selva Nera come scenografia di tanti scrittori tedeschi. Una guida magistrale di “archeologia del paesaggio”, che ci conduce nei castelli bavaresi di Ludwig e attraverso i vicoli della Praga magica di Kafka. Un archivio di oggetti dotati di anima, come il tavolo di Schönberg finito da Vienna all’Università di Los Angeles o i vecchi giocattoli, dal fascino ambiguo, raccolti nel museo di Lund. Affermando che viaggiare produce uno spaesamento che educa all’umiltà e all’ironia, Magris si chiede se la narrativa contemporanea più autentica non sia quella dei narratori “non fiction”, che scrivono «attraverso la presa diretta dei fatti».

Passate poi a “Lei dunque capirà”, un racconto struggente e autoironico, scritto in forma di lettera che una nuova Euridice scrive dopo che il suo Orfeo è riuscito a ottenere dagli Inferi la restituzione di lei. Stavolta non tanto grazie alla commovente bellezza del suo canto, ma all’insistenza burocratica con cui ha riempito i moduli e i documenti per l’ardita richiesta. In questa moderna variante del mito, non è Orfeo che si volta a decretare il fallimento della risalita, ma la donna stessa che, all’ultimo momento, decide di non riemergere alla vita terrena. Perché il suo Orfeo è ancora una volta un poeta, convinto di dover «dire le cose, la verità, ciò che tiene unito o disgrega il mondo, costi quello che costi». E alla domanda di lui su «cosa c’è veramente qui dentro e come sono veramente le cose», non se la sente di rivelargli che il segreto della vita è ignoto anche a coloro che l’hanno perduta, senza sapere niente di più su quel «qualcuno che dirige tutta la baracca». —

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