Lutto
«Barnes su Shostakovich tocca i miei grandi amori Vi consiglio Martin Amis»
Elena Torre
Antonio Caprarica, leccese, 70 anni, è giornalista e scrittore, saggista, volto noto della tv e persona di intelligenza e cortesia rara. Da poco è uscito il suo ultimo libro “Elisabetta. Per sempre regina” che sta scalando le classifiche.
IL PRIMO amore
«Il primo libro che ricordo – dice Caprarica – era la versione per bambini delle avventure di Till Eulenspiegel un personaggio leggendario della Germania e Paesi Bassi riproposto nell’Ottocento come romanzo il cui protagonista era appunto un buffone eroe riproposto trecento anni dopo la sua nascita e collocato in un contesto di guerra civile europea. Credo di essermi innamorato della libertà proprio grazie a questo libro in cui Till Eulenspiegel è la celebrazione della persona umile il cui posto nella vita è in realtà indicato dalla sua intelligenza e dalla sua capacità di farsi beffe dei potenti, dei ricchi, di tutti quelli che in genere opprimono i poveri».
mi ha insegnato
«Un libro molto importante per la mia passione letteraria è sicuramente “Alla ricerca del tempo perduto” letta nell’estate del mio quindicesimo anno tra bagni di mare e l’innamoramento per la storia di Swann e Odette, che mi regalava ad ogni pagina un nuovo passaggio di vita. Un libro che mi ha insegnato molto sulla memoria e sui ricordi, dico sempre che orecchiette e polpette sono la mia madeleine perché ogni volta che le mangio sono assalito dai ricordi della mia famiglia, delle persone e i luoghi che ho amato. La Recherche mi ha insegnato anche la circolarità del tempo.
il libro rivelazione
«Direi “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar, un romanzo intriso di poesia – dice Caprarica – A questo libro devo il valore del recupero della classicità, come tempo e luogo che godeva, sia dal punto di vista religioso che politico, di maggiore tolleranza rispetto ai nostri tempi. Yourcenar mi ha trasportato con la fantasia e lo spirito nel mondo dell’ultimo grande imperatore degli Antonini, nella koiné, in quella comunità greco-romana che riusciva a mettere insieme intelletti brillantissimi e politici abituati a progettare e pensare. Una figura, quella di Adriano, meravigliosa, certo era un despota, ma un despota illuminato, che si curava di imprimere una direzione di marcia alla comunità che era chiamato a dirigere con un cuore aperto. Un libro che ci trasmette anche una lezione importante di tolleranza verso tutte le diversità che possono essere di preferenze, amorose, di pelle, di cultura, di religione. Riscoprire il valore e la ricchezza che la diversità ci regala oggi in questo tempo atrocemente segnato da una nuova intolleranza».
il libro del cuore
«Una lettura meravigliosa è “Il rumore del tempo” un romanzo breve di Julian Barnes che rientra nel genere delle biografie fittizie. Barnes racconta la vita di Dimitri Shostakovich, un libro che amo per perché coinvolge i due amori della mia vita, oltre alle parole, che sono la musica e la Russia. La Russia incarnata da mia moglie Iolanda che è russa ed è anche pianista che con Shostakovich ha un’intimità familiare oltre che musicale: la sorella di mia moglie, Margherita, era una grande soprano e Shostakovich ha scritto per lei alcune composizioni. Quindi riprenderne la biografia fittizia era come andare alle radici della mia famiglia acquisita».
da consigliare
«Consiglierei due libri di Martin Amis – dice Antonio Caprarica – autore di due romanzi sull’universo concentrazionario: da un lato i gulag, dall’altro i campi di lavoro nazisti. Uno è “La casa degli incontri” una storia d’amore che si innesta su una consuetudine tipica del gulag dove c’era un posto in cui i prigionieri potevano incontrare per qualche ora la donna che amavano, una cosa inimmaginabile in una realtà del genere. Il secondo è “La zona di interesse” un libro che ha suscitato moltissime polemiche, un romanzo che si svolge nel campo di concentramento di Auschwitz e i protagonisti sono il comandante del campo, la moglie e i figli, e la cosa che sconvolge è la veridicità attraverso cui racconta la quotidianità del campo, carnefici e vittime condividono momenti di ordinaria umanità impossibili da immaginare nel contesto orripilante del lager». —
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