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la rivoluzione in toscana 

Il lascito di mio padre Il Che: «Sentite sempre le ingiustizie commesse contro chiunque»

Lucia Aterini Daniele Dei
Il lascito di mio padre Il Che: «Sentite sempre le ingiustizie commesse contro chiunque»

A Empoli, Aleida Guevara, la figlia di Ernesto, condivide le parole del padre: «Da solo, ognuno di noi, non vale nulla»

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EMPOLI. Non è vero che Ernesto Che Guevara e tutto quello che rappresenta il rivoluzionario argentino sono consunti agli occhi dei giovani, così diversi da lui e dagli ideali per cui morì. Non è vero che nell’immaginario collettivo del medico combattente è rimasto solo l’icona commerciale con cui realizzare magliette, bandiere, bandane e perfino mutande riempite dal suo volto bello e illuminato dalla forza delle sue idee. Non è affatto vero perché ieri è uscito una canzone dal titolo “Canta” di un autore giovane, Giovanni Caccamo, che per realizzare il brano ha cercato la figlia del “Che”, Aleida Guevara. L’artista ha coinvolto la donna, anche lei medico come il padre (pediatra per l’esattezza), in un lavoro che coglie il lato più profondo e umano del rivoluzionario. Del quale si riporta alla luce, dopo 50 anni, la lettera che scrisse ai suoi cinque figli poco prima di partire per andare a diffondere le sue idee in Congo. Una lettera-testamento scritta “nel caso in cui non fosse tornato” per spiegare ai bambini i motivi che lo aveva portato a scegliere di non stare con loro. E a sacrificare, con impulso romantico e incosciente, la sua vita contro le ingiustizie. «Una lettera – racconta Aleida che ieri era in Comune per incontrare la sindaca, il gruppo Buongiorno Empoli-Fabrica comune e l’associazione di amicizia Italia Cuba – che io ho letto dopo che è morto in Bolivia nel 1967 quando avevo già compiuto sei anni». Nel brano Aleida legge questa toccante lettera. Che inizia così: “Ai miei figli. Cari Hildita, Aleidita, Camilo, Celia ed Ernesto se mai leggerete questa lettera, sarà perché non sono più con voi. Vostro padre è stato un uomo che ha agito come pensa ed è stato fedele alle sue convinzioni – questo uno dei passi – Ricordatevi che la Rivoluzione è ciò che importa e che ognuno di noi, da solo, non vale niente. Soprattutto, dovrete essere sempre in grado di sentire profondamente tutte le ingiustizie commesse contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo”.

Una rilettura di idealità lontane di cui Giovanni Caccamo, 30 anni, scoperto da Franco Battiato, ha sentito il bisogno. E non certo, data la sua giovane età, in chiave nostalgica ma per quello che il rivoluzionario è stato oltre il comunismo. Un medico che voleva aiutare i malati, i poveri e gli esclusi. Che, come dice nella lettera ai suoi figli, sensibile alle ingiustizie. E paladino della lotta all’egocentrismo. A quei tanti “piccoli io” che, purtroppo, ora pullulano in ognidove. Soprattutto dove c’è odore di politica.

Una rilettura desiderata forse soprattutto in relazione al tempo attuale fatto di virus, distanze e divisioni sociali che si acuiscono tra i poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. «La pandemia ha portato un ripensamento, l’unica maniera per andare avanti è unire le forze – spiega Aleida che come tutti i medici di Cuba è andata in giro per il mondo ad aiutare i popoli che hanno problemi sanitari (come hanno fatto anche da noi a Crema ndr) – non ci sono altre forme, se ci dividiamo non possiamo vincere, se ci uniamo possiamo creare qualcosa di importante. Questo è il tema del momento: toccare la sensibilità di ogni persona che ritiene sia necessario avere un mondo differente. Unire le forze lavorando assieme per un obiettivo comune». Questo è lo stesso spirito con cui Cuba «vorrebbe condividere con il mondo i cinque vaccini contro il Covid che abbiamo realizzato tra gli ostacoli del blocco economico a cui siamo sottoposti dagli Stati Uniti». Ma, come accade da 60 anni a questa parte, «Cuba non può esportare nulla – è andata avanti la figlia del “Che”– e ci dispiace non poter aiutare gli altri popoli». E sempre per il blocco le condizioni della popolazione, soprattutto in questo periodo, sono ancora più difficili: «Per evitare ritorsioni a chi ci fornisce le siringhe che ci servono per vaccinare siamo costretti ad acquistarle attraverso molti intermediari in modo da non poter risalire al primo fornitore. E questo provoca l’aumento del prodotto che da 0, 50 centesimi arriva a costare anche 4 euro». Senza pensare poi alla cronica mancanza dell’essenziale, dalle medicine, ai ricambi per i motori delle auto. –

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