Sicurezza
Tecnologico e bellissimo, riapre a Lucca il teatro del Giglio
Lavori durante la pandemia: oggi il “gioiello” ricostruito Borbone nell’Ottocento vanta un un proscenio mobile che può creare lo spazio per l’orchestra
Luigi Spinosi
LUCCA. Le difficoltà? È in mezzo a loro che nascono le opportunità: certo, nonostante l’importanza dell’autore (ossia Einstein), quest’espressione può avere un po’ il sapore della frase fatta. Ma quell’espressione diventa realtà materiale entrando nel Giglio, lo storico teatro lucchese. E se parliamo di difficoltà è difficile pensare a qualcosa di peggiore della pandemia, la stessa che da un anno e passa ha frenato ogni attività umana. Teatro compreso.
Un lungo stop che qui è stato trasformato in opportunità: riuscendo in un autentico gioco di incastri tra i tempi di cantiere e, assai più complessi da affrontare, i tempi della burocrazia, si è approfittato della pausa per adeguare ai tempi contemporanei questo monumento di inizio diciannovesimo secolo. Da una parte lavori di ristrutturazione standard, che su un edificio storico comunque non sono mai semplici: rifacimento dei bagni, impianti di illuminazione ed elettrici, le nuove poltroncine in platea e le nuove sedie nei palchetti. Dall’altra la novità del proscenio mobile, un sistema altamente tecnologico in una cornice ottocentesca che permettere di trasformare, a seconda delle esigenze, lo spazio tra attori e spettatori in golfo mistico, in platea o in un ampliamento del palcoscenico. Novità invisibili, che non vanno a ledere la bellezza della struttura pensata e realizzata due secoli fa, ma che ne accrescono piuttosto le potenzialità.
I lavori, costati un milione e mezzo, si sono conclusi giusto in tempo – l’agibilità al teatro è arrivata proprio mercoledì – per la riapertura al pubblico domani (vedi articolo sotto), riprendendo e garantendo continuità a un rapporto antico tra i lucchesi e il loro teatro. Molto più antico del Giglio stesso, visto che quando fu inaugurato, nel 1819 dopo due anni di lavori, lo stesso sorgeva sulle ceneri (anche in senso letterale) del teatro nato nel 1675, distrutto da un incendio pochi anni dopo, ricostruito e poi nuovamente ferito dal passare del tempo e dall’abbandono.
Fu il Congresso di Vienna, in un certo senso, a farlo rinascere e anche a dargli il nome: il ritorno all’antico regime portò sul trono di Lucca Maria Luisa di Borbone, famiglia che aveva appunto i gigli nel proprio stemma. Da allora ne sono passati attori, compositori, musicisti su quel palco. Una continuità frutto anche di quei continui lavori di restauro e di adeguamento ai tempi, che si sono succeduti nel corso degli ultimi 202 anni.
Adesso il sipario potrà tornare ad alzarsi, per i 750 spettatori di cui è capace il teatro. Ma anche per i tanti fermenti culturali della Lucchesia che hanno trovato nel Giglio un riferimento e un luogo di valorizzazione, al punto da aver ricevuto il riconoscimento di “Teatro di tradizione”, assegnato a quelli che dimostrano di aver dato un impulso particolare alle tradizioni artistiche e musicali locali. —
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