Il Tirreno

Paolo Rossi al festival dei quartieri di Livorno «Il mio umorismo? Sarà un conforto laico»

Maria Teresa Giannoni
Paolo Rossi al festival dei quartieri di Livorno «Il mio umorismo? Sarà un conforto laico»

Intervista all’artista che apre il ricco cartellone di “Scenari”, teatro di narrazione da assaporare un po’ in tutta la città

4 MINUTI DI LETTURA





Maria Teresa Giannoni

LIVORNO. Torna a Livorno Paolo Rossi per inaugurare la nuova edizione del festival Scenari di Quartiere, una rassegna che di anno in anno è cresciuta acquistando una risonanza nazionale e arricchendo sempre di più il cartellone. L’appuntamento con Paolo Rossi è per domani 19,30, seguiranno spettacoli tutti i giorni fino a sabato 19 giugno in luoghi diversi e non sempre usualmente adibiti “a palcoscenico” della città.

Il palcoscenico di Paolo Rossi sarà per esempio Largo Emanuele Filiberto di Savoia (piazza Benamozegh alla Sinagoga) dove di solito c’è un parcheggio che verrà svuotato dalle auto per l’occasione. Un’opportunità per ammirare con altri occhi un luogo a cui solitamente prestiamo poca attenzione. Con lui i Virtuosi del Carso, musicisti-acrobati-attori che lo affiancano nello spettacolo “L’Operaccia del Pane o Libertà”.Un avvio in grande stile quello del festival diretto da Fabrizio Brandi e Marco Leone che apre con una doppietta di grande qualità: dopo Paolo Rossi domenica 13 toccherà a Roberto Vecchioni con “Lezioni di volo e di atterraggio” nel parco di Villa Mimbelli.

Per tutti e due sono previsti 400 posti per gli spettatori (obbligatoria la prenotazione al botteghino del Goldoni o via internet, 3 euro il costo).

A Livorno Paolo Rossi sembra proprio starci bene come a casa sua. Se Scenari è nato come un festival che faceva esplorare al suo pubblico cortili, piazze della città, Paolo Rossi in piena pandemia ha lavorato anche lui nei cortili delle periferie milanesi vicino alla gente con il pubblico che guardava dalle finestre di casa, nel massimo rispetto delle regole sanitarie. Il suo “Cantiere Paolo Rossi” con il Teatro Stabile di Bolzano coinvolge piccoli numeri di persone nelle prove aperte dei suoi lavori. Forte di una grande esperienza che spazia da Shakespeare al cabaret, dalla musica all’improvvisazione, Paolo Rossi è padrone assoluto della scena. Di qualsiasi scena, di qualsiasi palcoscenico si tratti.

Come mi siete organizzati per gestire queste prove aperte?

«Siamo teatranti, capaci di inventare. Abbiamo fatto nostre le regole valide per i musei e abbiamo organizzato visite guidate alle prove degli spettacoli, uno stratagemma che ci ha portati da Milano a tutto l’Alto Adige. Non ci siamo mai fermati, guadagnando pochissimo, a volte niente».

Sono nate delle riflessioni da questa esperienza?

«Ogni stimolo deve essere creativo. Questo pubblico nuovo dei cortili che non è abituato ad andare nei teatri ci ha fatto pensare a cosa voglia dire teatro popolare. Che cos’è più politico e importante: un monologo sulle periferie in un bel teatro di classe con un bel cachet da portare a casa oppure prendere dei musicisti e andarci di persona in periferia e nei cortili a raccontare storielle, canzoni popolari? Il principio fondamentale del teatro non sta nel comunicare? »

Ora che stiamo tornando alla normalità che succederà?

«Molti teatranti collegheranno ogni testo alla pandemia anche quando non c’entra niente, anche “Aspettando Godot”. Noi il nostro teatro lo faremo con il pubblico, che è ben diverso. A Trieste stiamo facendo prove aperte per essere sempre pronti qualunque cosa ci chiedano, per recitare sempre, su un marciapiede, su un terrazzino o quello che sarà. Non essendomi mai fermato in questi mesi credo di avere il polso della situazione, di conoscere qual è il bisogno del pubblico»

E qual è il bisogno del pubblico ora?

« Vado in scena per portare conforto, un conforto laico s’intende. Voglio raccontare storie dove si possa ridere della sofferenza e commuoversi della gioia. Male che vada porti conforto, se va bene invece riesci a porre delle domande».

Come sarà lo spettacolo? «Musica e racconti con una buona dose di improvvisazione. Recitando insieme al pubblico si disintegra la quarta parete. Anche Shakespeare usava il repertorio nei momenti di appoggio e poi reinventava. A Livorno vengo molto volentieri, ho accettato anche se devo fare una bella sfacchinata e spero di incontrare Bobo Rondelli che è amico mio e con il quale ho cantato in una serata bellissima alla Fortezza tre anni fa: ad un certo punto lui si è girato verso il mare e ha cantato “Bella Livorno”. È stato molto toccante. A Livorno ho scambiato il mio cappello per la maglia di Lucarelli, tifo Livorno perché mi è simpatica la curva. In effetti ho una squadra del cuore in tutte le serie, ma solo per le squadre che hanno un palpito. Perché l’importante è il cuore, non vincere o perdere». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web